Il mercato del lavoro invisibile dietro l’Intelligenza Artificiale
Molti pensano che il Sud del mondo, in particolare l’Africa, sia totalmente fuori dall’ecosistema digitale, non prendendo parte in alcun modo allo sviluppo tecnologico innanzi ai nostri occhi.
Non è proprio così.
Da un lato certamente vi è l’ ‘Asia orientale che consolida la propria leadership nella progettazione hardware e nella robotica avanzata governando i processi industriali. Dall’altra, tuttavia vi è il Sud del mondo confinato alle attività a minor valore aggiunto.
Ci troviamo di fronte ad un mercato del lavoro invisibile ai più, rappresentato da annotatori e moderatori di contenuti che passano ore a classificare immagini e trascrivere testi in condizioni di precarietà estrema. A ciò si aggiunga che da questi Paesi vengono esportati dati grezzi fondamentali per rendere accurati gli algoritmi della Silicon Valley.
Che cos’è il colonialismo digitale?
Parliamo, quindi, di un vero e proprio colonialismo digitale dove i Paesi in via di sviluppo forniscono la risorsa fondamentale e la manodopera necessaria all’addestramento dei sistemi informatici, ma i brevetti, i profitti e la sovranità tecnologica rimangono saldamente nelle mani delle grandi potenze occidentali e asiatiche. Situazione che nel suo consolidarsi può diventare un amplificatore delle disuguaglianze già esistenti, come evidenziato nella sua prima enciclica da Papa Leone XIV, il quale ricorda che la transizione tecnologica non è mai neutrale, potendo determinare una vera e propria forma di nuova schiavitù.






















