Il Ruolo del CISO nel 2026: Tra Incident Response e Cyber Crisis

Sommario

Il ruolo del Chief Information Security Officer (CISO) è oggi come non mai delicato.

Il professionista che ricopre questo ruolo, infatti, deve saper unire competenze tecniche avanzate, capacità di gestire situazioni d’emergenza e grande adattabilità in un mondo in continua evoluzione.

In molte organizzazioni, il CISO è responsabile della pianificazione delle strategie di cybersecurity, dovendo dunque prevedere le minacce, coordinare piani di salvaguardia e, soprattutto, gestire gli incidenti imprevisti. Le sue mansioni vanno però ancora oltre, con la valutazione dell’impatto in caso di attacchi andati a segno e dei conseguenti danni finanziari oltreché di quelli reputazionali.

Secondo diverse guide di cyber‑resilience pubblicate nel 2025, come quelle del World Economic Forum e di Sygnia, il CISO moderno non può più limitarsi a essere un “guardiano” tecnico dei sistemi, ma deve anche dimostrarsi in grado di tradurre il gergo tecnico di questo settore in azioni concrete.

Le grandi sfide dei CISO nel 2026

Per comprendere l’importanza di questo ruolo nella gestione delle crisi, è utile distinguere fra tre diversi contesti di intervento, ovvero cyber event, cyber incident e cyber crisis.

Un cyber event è qualsiasi attività anomala monitorata dai sistemi di sicurezza, come avvisi di SIEM (Security Information and Event Management), log di accesso insoliti o segnalazioni di EDR (Endpoint Detection and Response). Molte di queste notifiche sono innocue o falsi positivi e non richiedono alcuna azione umana significativa.

Tuttavia, quando un evento compromette effettivamente i sistemi o i dati, viola politiche interne o esterne, oppure crea un rischio misurabile per l’azienda, ma può anche trasformarsi in qualcosa di più pericoloso, ovvero un cyber incident.

Secondo la norma internazionale nota come ISO/IEC 27035‑2:2023, un incidente è gestito tramite classificazione, una procedura che passa tramite identificazione, contenimento, eradicazione e ripristino, senza necessariamente innescare ufficialmente una crisi aziendale.

La fase successiva, definita cyber crisis, parte quando un incidente non può essere contenuto in tempi brevi e inizia a intaccare prodotti, servizi, processi critici, bilancio o la reputazione dell’organizzazione.

Un classico esempio che rientra in questa categoria di pericolo può essere un blackout di una rete elettrica che, anche in caso di un semplice errore umano, può essere percepibile dal pubblico come un cyber attacco su un’infrastruttura strategica. Tutto ciò si traduce in perdite considerevoli sia a livello economico, sia a livello di fiducia sugli utenti e le attività colpite.

Tra le criticità ricorrenti rientrano anche azioni criminali come data breach, outage di cloud provider, attacchi di stati-nazioni, ma anche guasti di infrastrutture e disastri naturali che si intrecciano con vulnerabilità digitali.

La gestione delle crisi

La gestione delle crisi e l’incident response sono collegate ma distinte. La prima riguarda l’intero ecosistema aziendale: preparazione, reazione e recupero da eventi che impattano operazioni, finanza, personale e immagine, non solo il sistema IT.

Secondo guide di Orange Cyberdefense e di studi accademici del 2025, la cyber crisis management deve integrare incident response, continuità operativa, recupero della piena attività e cyber‑resilienza.

L’incident response, invece, è un processo più tecnico, che si concentra sul ciclo di vita dell’incidente: rilevamento, analisi, contenimento, eradicazione e ripristino, con un focus successivo sulle analisi forensi, log e utilizzo di strumenti come SOC (Security Operations Center), SIEM e EDR.

In altre parole, l’incident response gestisce il perimetro tecnico dell’attacco, mentre la cyber crisis management coordina il contesto organizzativo derivato dal cyberattacco vero e proprio. Non tutti gli incidenti gestiti dall’incident response sfociano in crisi, ma ogni crisi include inevitabilmente un’attività di tale tipo.

Strumenti che permettono di simulare potenziali incidenti sono di utilizzo molto comune tra i CISO. Questi permettono al professionista, tra le altre cose, di calcolare quanto tempo è necessario per contenere un attacco e non solo.

Responsabilità del CISO nella preparazione

Nelle sue mansioni giornaliere, il CISO sovrintende un team che gestisce la prevenzione, il rilevamento, la risposta e il recupero, oltre a compliance con normative come il GDPR.

In molte organizzazioni, il professionista collabora con il Data Protection Officer (DPO) e persino con figure operanti nel contesto legale per assicurare che le policy interne rispettino i requisiti normativi e contrattuali.

Inoltre, lo stesso CISO in molti casi prepara dei veri e propri piani di addestramento per il personale, con tanto di moduli che propongono potenziali scenari riguardanti phishing, social engineering e malware.

Nella maggior parte delle aziende di medie-grandi dimensioni, vi sono vere e proprie simulazioni almeno due volte all’anno, con test che spaziano dalla risposta a minacce fino alle procedure di ripristino delle attività.

Più il contesto aziendale si amplia, più il CISO viene coadiuvato da altre figure professionali con cui può interagire, spaziando dai dirigenti esecutivi fino a mansioni molto più specifiche. Insieme a questi attori, l’esperto aiuta a definire criteri di escalation che indicano quando un incidente deve essere classificato come situazione critica, ad esempio superando determinate soglie di esposizione di dati, downtime o probabilità di danni reputazionali.

L’importanza del crisis management plan

Il crisis management plan è un documento centrale per l’attività del CISO che viene redatto dallo stesso in collaborazione con altri figure chiave aziendali.

Al suo interno, la policy definisce obiettivi, portata e riferimenti normativi; la strategia chiarisce quando un incidente diventa una emergenza, come l’organizzazione reagisce a scenari diversi, da chi è costituito il comitato di crisi a come è strutturata la catena di comando.

Le sezioni sulla comunicazione delineano chi contattare dentro e fuori l’azienda, con tempi e canali predefiniti, mentre le procedure descrivono passo-passo protocolli a cui attenersi durante l’attacco e al termine dello stesso.

Il piano di crisi deve collegarsi organicamente ad altri piani e, in determinati contesti, persino a coperture assicurative apposite. Queste formule, a seconda del caso, possono coprire spese per indagini forensi, multe GDPR e rimborsare la compagnia in caso di attacco ransomware riuscito.

Secondo Sygnia e altri analisti, le polizze di cyber insurance per una PMI di fatturato 20 milioni di euro possono oscillare tra 5.000 e 9.000 euro annui, con sconti fino al 30% se l’azienda sottopone i sistemi a penetration test periodici.

Il CISO durante la crisi

Sebbene la prevenzione sia una responsabilità concreta per il CISO, il suo lavoro raggiunge l’apice dell’utilità durante un attacco.

In uno scenario di criticità, il professionista non si limita a guidare l’incident response, ma entra a far parte del comitato di crisi esecutivo, mediando tra le altre figure aziendali coinvolte in modo più o meno diretto.

Forte del suo background tecnico, l’esperto attiva il piano di difesa adeguato, valuta le priorità di contenimento, autorizza l’isolamento di sistemi, revoca di credenziali compromesse ed effettua operazioni di patching, garantendo nel contempo la conservazione delle evidenze per eventuali inchieste successive.

Ad attacco terminato, infine, lo stesso deve compilare tutta la reportistica utile per comprendere e valutare le procedure seguite durante l’emergenza.

Dopo la crisi e apprendimento continuo

L’impegno del professionista va ancora oltre il superamento della crisi. Una volta che la situazione si è stabilizzata, il CISO guida il processo di recupero operativo, con il graduale

ripristino di sistemi, monitoraggio per residui indicatori di compromissione e il testing dei backup per garantire che la produttività torni a livelli normali.

In questa fase, il tecnico resta in continuo contatto con il management, mantenendo lo stesso informato su tempistiche e costi di ripristino, coordinando eventuali investigazioni e audit.

Se quanto illustrato finora non bastasse, questa figura deve anche svolgere un importante e costante compito a livello di formazione. L’esplosione dell’Intelligenza Artificiale e di altri strumenti nelle mani dei criminali hanno reso ancora più importante lo studio dei CISO.

In un contesto così dinamico e votato all’innovazione, non rimanere aggiornati è un pericolo enorme. Bastano pochi mesi, talvolta settimane, per vedere la nascita di nuove strategie inedite che, nelle mani sbagliate, possono potenzialmente mettere in ginocchio un’azienda con grande facilità.

Articoli Correlati

Ultime News

Global

AI Act e IA agentica: i limiti della legge di fronte al rischio d’azione

L’AI Act europeo è costruito principalmente su un paradigma di classificazione del rischio: sistemi vietati, ad alto rischio, obblighi di trasparenza, modelli general purpose, responsabilità di provider e deployer. È un impianto giuridicamente sofisticato,…

Global

L’allarme di Coxon e il precedente del furto dell’arsenale di exploit per la guerra cyber della NSA

Sicurezza dell'IA: dai vecchi exploit della NSA ai rischi dell'arsenale digitale Sotto la direzione di Keith Alexander, un generale tecnologo riconfermato da Obama alla guida della NSA e capo del US Cyber Command, l’Agenzia…

Digital-Security-Festival-8-Infinito-Umano-ROMA
Italia

Digital Security Festival: Appuntamento sulla cybersicurezza a Roma

I Temi e i Partecipanti Lunedì 14 settembre alle ore 14 presso la Sala Capitolare di Piazza della Minerva, alla presenza delle istituzioni e con la partecipazione dei parlamentari esperti e imprese, si apre…

IA EU
Diritto&Bit

Come riconoscere i sistemi di IA secondo la normativa europea?

Nell’AI Act persino la definizione di sistema di intelligenza artificiale è complessa. Tanto da costringere la Commissione Europea a scrivere delle Linee Guida di 13 pagine solo su tale definizione. Leggendo l'AI Act è,…

AGENTIC AI COMMISSIONE EUROPEA
Pillole Cyber

Agenti AI fuori controllo: Il caso OpenAI e le nuove regole europee

La gestione dei rischi legati ai sistemi di intelligenza artificiale ad elevata autonomia torna al centro del dibattito dopo un recente caso di cronaca tecnologica. Particolare attenzione merita la notifica inviata da OpenAI alla…

Cyberwar

ransomware-low-cost
Cyberwar

Ransomware low cost: un attacco con l’AI costa meno di 4 dollari

La testata giornalistica, specializzata in cybersecurity, ha portato alla luce una complessa infrastruttura criminale, quasi totalmente automatizzata grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Questa, a quanto pare, è gestita da un affiliato di The Gentlemen, ovvero…

MARINA COREA DEL SUD IA
Cyberwar

La Marina sudcoreana conduce il primo test di sminamento con l’IA

Il test congiunto con Hanwha Systems a Busan L'esercitazione, guidata congiuntamente dall'azienda della difesa sudcoreana Hanwha Systems, si è svolta presso una base navale nella città portuale sudorientale di Busan. L'operazione ha coinvolto il…

Droni-guerra
Cyberwar

Il Futuro della guerra: perché i droni non vinceranno i conflitti da soli

Nel contesto bellico odierno, oltre all’intelligenza artificiale, uno dei fattori più determinanti sembrano essere i droni. Se molti, più o meno esperti, vedono in questa tecnologia il futuro della guerra, esiste chi va controcorrente,…

Spazio

Spazio

Volna Kupol Garant: Il nuovo sistema russo contro i satelliti Starlink

  Stando a quanto riportato sia da fonti russe che dalle controparti ucraine, citate poi da TechRadar, il complesso punta a interrompere in modo temporaneo le comunicazioni senza danneggiare fisicamente i satelliti. Volna Kupol…

Spazio

Palloni stratosferici e sciami di droni: la nuova frontiera Aerostar

Palloni stratosferici e sciami di droni: come Aerostar sta rivoluzionando la guerra aerea Una recente sperimentazione condotta da Aerostar sembra destinata a cambiare l’utilizzo dei palloni stratosferici, trasformandoli da piattaforme di sorveglianza a stazioni…

Spazio

Dal Programma 101 alla Luna: quando un computer italiano cambiò la storia

Il 20 luglio 1969 il mondo trattenne il respiro. Neil Armstrong e Buzz Aldrin posarono i piedi sulla Luna. Dietro quel successo c’erano razzi, astronauti e migliaia di ingegneri. Ma c’era anche un contributo…

Cavi Sottomarini

UNDERWATER DATA CENTER
Underwater

Data center sottomarini per l’IA: sono davvero sostenibili?

Il boom dell'intelligenza artificiale sta guidando una domanda senza precedenti di data center, sollevando preoccupazioni per il loro crescente consumo di energia, utilizzo di acqua e impronta di carbonio. Queste sfide spingono le aziende…

Underwater

Come il corridoio mediorientale sta riposizionando le reti Europa-Asia

Mentre i carichi di lavoro dell'IA, l'espansione del cloud e l'incertezza geopolitica rimodellano le reti globali, gli operatori cercano con sempre maggiore urgenza nuove rotte tra Europa e Asia. Un numero crescente di progetti…

CAVI SOTTOMARINI UE
Underwater

Sabotaggi e Sicurezza UE: Il piano Europeo per proteggere i cavi sottomarini

  Il 95% dei dati che collegano il mondo intero viaggia attraverso cavi adagiati silenziosamente sul fondo dell'oceano. Proteggere queste sottili linee di vetro e rame è una priorità evidente, eppure farlo richiede di…