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Chi è Artur Lyukmanov?
Si tratta infatti di una scelta che non cade su un diplomatico di carriera specializzato nel mondo arabo, ma su un profilo cresciuto nelle strutture di sicurezza e nell’intelligence, già alla guida del Dipartimento per la Sicurezza Internazionale dell’Informazione e Rappresentante speciale del presidente russo per la cooperazione informatica.
Con una mossa che si concretizza nell’invio di una figura con questo background in una capitale chiave come Il Cairo, rileva con tutta evidenza la volontà di mettere al centro della politica estera della Russia la sicurezza e il dominio digitale, superando gli schemi della diplomazia tradizionale.
Il ruolo dell’Egitto nel dominio cyber
Se è vero che l’Egitto rappresenta un punto di snodo fondamentale per i commerci e i flussi strategici grazie al canale di Suez, è innegabile che esso diventa il baricentro per la costruzione di una possibile coalizione cibernetica russo-araba in funzione anti-occidentale.
Tale strategia può essere valutata su più livelli.
Gli obiettivi di Mosca
Da un lato, Mosca punta a coordinare i voti dei Paesi dell’area in sede ONU sulle normative del cybercrime e sulla gestione dei dati in ambito Brics.
Dall’altro, l’esperienza di un profilo come Lyukmanov si inserisce nel solco delle strategie di guerra ibrida e cognitiva già attive nel Magreb e nel Sahel, fondate su disinformazione, manipolazione dell’opinione pubblica e condizionamento degli equilibri locali.
Un cambio di paradigma che l’Occidente e l’Europa non possono permettersi di sottovalutare.






















