Ecco come i colossi tecnologici e i governi mondiali stanno intensificando gli sforzi per proteggere i cavi in fibra ottica sottomarini da eventuali sabotaggi.
Tutto internet viaggia sott’acqua
Queste infrastrutture negli ultimi anni sono diventate sempre più importanti, in quanto attraverso esse viene gestito il 99% del traffico Internet globale, mantenendo in funzionamento reti telefoniche, servizi bancari ma anche flusso dati in ambito bellico.
Secondo il Wall Street Journal, questi cavi sono distesi per oltre 1.4 milioni di Km attraverso tutti gli oceani del pianeta, divenendo un potenziale obiettivo per diverse nazioni. Stando al quotidiano statunitense, Paesi come Cina e Russia sarebbero coinvolti in diversi episodi sospetti di sabotaggio negli ultimi anni.
A fine 2024, per esempio, due cavi nel Mar Baltico sono stati danneggiati quasi in contemporanea. Ciò sembra essere avvenuto durante un passaggio con manovre anomale da parte della nave cinese Yi Peng 3. Il risultato di quanto è successo sono state interruzioni prolungate di servizi essenziali per i paesi vicini nei giorni successivi.
Lo stesso WSJ, citando fonti anonime del Pentagono, parla di oltre 20 incidenti sospetti negli ultimi due anni, tra cui il severo taglio del cavo C-Lion1 tra Finlandia e Germania sempre nel 2024, che ha paralizzato il 10% del traffico dati finlandese per 12 ore, causando perdite economiche
stimate in decine di milioni di euro.
I colossi tech si muovono per proteggere i cavi in fibra ottica oceanici
Quanto avvenuto nel Baltico ha spinto i paesi della zona, e non solo, ad accelerare gli investimenti per tutelare i cavi ottici.
Giganti del settore, come Microsoft, Google e Meta, hanno agito rivoluzionando le proprie reti sottomarine, adottando cavi ridondanti e rotte alternative, ampliando le infrastrutture.
La compagnia di Mountain Views, per esempio, ha rafforzato il cavo transatlantico Dunant, già attivo dal 2021, rendendolo capace di gestire 250 terabit/secondo con un singolo cavo in fibra.
Microsoft, dal canto suo, ha stretto una collaborazione con SubCom, il principale fornitore mondiale di sistemi per cavi sottomarini, integrando nelle proprie strutture sensori avanzati che captano vibrazioni e anomalie in tempo reale lungo migliaia di chilometri di fondale.
Meta ha completato da poco un gigantesco cavo, battezzato 2Africa Pearls, che con i suoi 45.000 Km di lunghezza circonda il continente africano. Questo è stato realizzato con strati extra di kevlar, risultando particolarmente resistente, oltre a fornire supporto a un traffico complessivo di 200 terabit/secondo.
Oggi, però, le mosse di Google e Microsoft restano isolate. Sempre secondo il WSJ, solo il 10% dei cavi esistenti beneficia di protezioni anti-sabotaggio sufficienti.
Realizzare nuove strutture, d’altronde, non è di certo un’operazione semplice a livello economico e organizzativo: i cavi costano svariate decine di milioni di euro, con il prezzo che può variare a seconda di lunghezza complessiva, profondità e tecnologia impiegata per le guaine.
Un consorzio internazionale guidato da Telxius, la joint venture di Telefónica specializzata in infrastrutture digitali, ha ultimato a marzo 2026 il cavo Bifrost lungo 15.000 chilometri, che collega Europa e Asia. Anche in questo caso si parla di guaine rinforzate in kevlar e sezioni sepolte fino a 2 metri di profondità nelle aree costiere più esposte.
Tecnologia e AI per difendere i cavi di fibra ottica
Per evitare spiacevoli incidenti, non basta solo rinforzare i cavi esistenti o creare percorsi alternativi.
Le forze navali occidentali, in particolare la US Navy, impiegano droni sottomarini di grandi dimensioni, come gli Orca del programma Boeing. A questi vengono affiancati veicoli autonomi non rilevabili, utili per pattugliare rotte critiche fino a 12.000 metri di profondità oceanica.
Di fatto, questi strumenti sembrano pensati appositamente per contrastare i sottomarini da ricerca cinesi e russi che, almeno in teoria, potrebbero avvicinarsi in modo furtivo ai cavi.
In genere, la recente evoluzione tecnologica sembra fornire ulteriori soluzioni alle strategie difensive. La Fiber-Optic Sensing, per esempio, permette di intercettare vibrazioni sospette e micro-movimenti lungo l’intera lunghezza dei cavi, mentre algoritmi di Intelligenza Artificiale analizzano in tempo reale picchi anomali nel traffico dati per prevedere e neutralizzare minacce ibride.
L’Unione Europea ha finanziato con 200 milioni di euro il programma Secure Cable Resilience, organizzando vere e proprie flotte di robot sottomarini per ispezioni e protocolli di riparazione rapida che riducono i tempi di inattività da settimane a giorni.
Nel frattempo, i satelliti Starlink di SpaceX forniscono ridondanza per il 5% del traffico più critico, offrendo un minimo di copertura anche in caso di incidente.
Bloomberg evidenzia che la NATO ha attivato nel 2026 una Task Force multilaterale con Norvegia, Regno Unito e Danimarca per monitorare l’Atlantico settentrionale tramite sonar ad alta risoluzione e reti AI predittive, integrando dati da satelliti ottici e idrofono sottomarini.
Tutto ciò lascia intuire quanto i cavi ottici sottomarini siano ormai considerati come un’infrastruttura critica a tutti gli effetti e come stati ed entità sovranazionali siano pronti a investire in modo considerevole per la loro protezione.





















