Secondo una recente analisi di Anthropic, l’Intelligenza Artificiale sta cambiando in modo concreto le modalità degli attacchi informatici, con gli smartphone che diventano un bersaglio sempre più appetibile per i cybercriminali.
Il quadro delineato dalla compagnia è chiaro: su 832 casi di minacce cyber osservati tra marzo 2025 e marzo 2026, nel 67% dei casi gli aggressori hanno usato l’AI nella fase di preparazione, e nel 6,5% dei casi la tecnologia è stata impiegata per il movimento laterale all’interno di reti già compromesse.
Anthropic descrive la fase di preparazione come il momento in cui l’IA aiuta a scrivere malware, a disturbare il funzionamento di software e, più genericamente, a velocizzare attività che prima richiedevano maggior tempo e più competenze. In pratica, i criminali non usano l’AI soltanto per generare contenuti, ma anche per accelerare le fasi più tecniche delle campagne.
La stessa Anthropic sottolinea che, con modelli capaci di svolgere compiti altamente tecnici, il livello di abilità dell’attore malevolo conta meno di prima rispetto al numero di tecniche che riesce a mettere in campo.
L’IA rende gli attacchi informatici più efficaci
Il dato più rilevante riguarda l’evoluzione della pericolosità: nei primi sei mesi dell’analisi, il 33% degli attacchi è stato classificato come rischio medio o superiore, mentre in quelli successivi la quota è salita al 56%. Questo significa che il problema non è solo quantitativo, ma anche qualitativo, perché l’IA rende più accessibili fasi operative che in passato richiedevano competenze molto più elevate.
In parallelo, Anthropic ha detto di aver sviluppato e distribuito contromisure sui suoi modelli più avanzati per rilevare e bloccare attività come la creazione di malware e l’esfiltrazione massiva di dati.
Nel report viene citato anche un caso di spionaggio particolarmente sofisticato, emerso nel settembre 2025, in cui un gruppo sponsorizzato dallo Stato cinese avrebbe usato Claude Code per infiltrarsi in circa 30 obiettivi a livello globale. Nonostante l’operato dei cybercriminali sia stato interrotto da Anthropic, ciò mostra quanto l’IA sia ormai parte integrante della catena operativa quando si parla di attacchi informatici, andando oltre le fasi preliminari degli stessi.
Gli smartphone nel mirino dei cybercriminali
Un altro aspetto su cui gli esperti di sicurezza sono concordi è la centralità degli smartphone nel contesto degli attacchi tramite IA.
Verizon, compagnia statunitense di telecomunicazioni, ha spiegato come i criminali stanno spostando il baricentro dai messaggi email a minacce come SMS falsi o a una chiamata scam che al tradizionale phishing via posta elettronica.
Lo stesso report osserva che le tecniche di attacco vengono accelerate dall’IA generativa, che aiuta a individuare falle, automatizzare la scrittura di malware e aumentare la velocità operativa dei criminali informatici. Anche le app di messaggistica, in molti casi, diventano potenziali vettori per chi opera in questo ambito.
Con l’emergere dell’IA come elemento rafforzativo degli attacchi informatici, soprattutto in un contesto delicato come quello mobile, è importante per gli utenti assumere atteggiamenti prudenti.
Evitare di fornire dati personali, come codici di autenticazione o informazioni bancarie a chi contatta tramite SMS o chiamate è essenziale per evitare problemi. Verificare l’identità del chiamante attraverso canali ufficiali, ignorare link inseriti in messaggi non richiesti e attivare l’autenticazione a due fattori su tutti i servizi sensibili sono altre pratiche ormai quasi obbligatorie.






















