Un recente studio congiunto del Joint Research Centre (JRC) e di Europol analizza l’impatto di queste tecnologie di miglioramento della privacy (PETs) e delinea le strategie per preparare l’Europa alle sfide future.
L’adozione di soluzioni volte a proteggere i dati personali, le comunicazioni e le identità digitali rafforza la cybersicurezza e la fiducia pubblica nei servizi digitali.
Tuttavia, le medesime caratteristiche che garantiscono la riservatezza possono essere impiegate per occultare identità, schermare comunicazioni illecite e ostacolare l’accesso alle prove digitali da parte degli investigatori, rendendo centrale il tema dell’accesso legittimo alle prove elettroniche.
Nuove capacità, nuove sfide per la sicurezza
Il rapporto Horizon scanning on emerging privacy enhancement technologies, elaborato dall’EU Policy Lab del JRC e dall’Innovation Lab di Europol, individua 10 tecnologie e innovazioni chiave destinate a incidere profondamente sul lavoro investigativo.
L’analisi si concentra in particolare su tre ambiti cruciali:
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Intelligenza Artificiale (IA): Supporta le forze dell’ordine nell’individuazione di schemi complessi all’interno di grandi moli di dati e nel riconoscimento di contenuti manipolati.
Al contempo, l’IA viene sfruttata per generare deepfakes a fini di frode o per alterare prove digitali.
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Blockchain e registri distribuiti (DLT): Se da un lato offrono registri trasparenti utili a tracciare flussi finanziari illeciti e transazioni legate alla criminalità organizzata, dall’altro vengono impiegati per il riciclaggio di denaro e la movimentazione di proventi illeciti, esponendo a rischi di compromissione delle identità digitali.
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Crittografia avanzata: Tecnologie come la crittografia omomorfa totale (fully homomorphic encryption) consentono di analizzare dati cifrati senza rivelare le informazioni sottostanti.
Questo permette di individuare anomalie finanziarie o schemi di riciclaggio a tutela della privacy, sollevando tuttavia interrogativi normativi e operativi sui criteri di accesso e ricerca consentiti.
Il quadro delineato include inoltre la necessità di prepararsi all’avvento delle tecnologie quantistiche — capaci di compromettere gli attuali sistemi crittografici ma anche di abilitare canali di comunicazione ultra-sicuri — e all’evoluzione delle reti 6G.
Prontezza, competenze e cooperazione in Europa
Per mantenere la sicurezza negli spazi digitali senza compromettere i diritti fondamentali, lo studio raccomanda un rafforzamento strutturale in diverse aree chiave:
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Competenze e capacità tecniche: Le forze dell’ordine necessitano di formazione specialistica e di soluzioni tecnologiche condivise per operare con crittografia avanzata, IA, tecnologie quantistiche e registri distribuiti.
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Cybersicurezza e digital forensics: È essenziale adattare le tecniche di indagine forense e accelerare la transizione verso la crittografia post-quantica.
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Governance collaborativa: Il rapporto sottolinea l’importanza di un approccio proattivo basato sulla cooperazione tra responsabili politici, sviluppatori, ricercatori, garanti della privacy e autorità di polizia, al fine di definire standard comuni e una comprensione condivisa dei rischi transfrontalieri.




















