Prima di tutto mi sono complimentato con la DDA e la Polizia di Stato e con la Procura di Roma per aver sgominato una organizzazione criminale pedopornogafica internazionale ma che nasceva e prosperava in Italia.
Grazie ad Associso e tutti i partner per l’occasione di confronto, sempre utile in un campo come quello della cybersicurezza
Oggi il CISO opera in una condizione di forte asimmetria tra i compiti affidati e le tutele ricevute.
Spesso inquadrato con contratti generici del settore metalmeccanico, del commercio o del pubblico impiego, il CISO risponde in prima persona della sicurezza dei dati, rischiando sanzioni personali e risvolti penali in caso di violazioni (data breach), senza avere talvolta l’autonomia di spesa o il potere decisionale necessario.
La transizione verso una piena resilienza digitale del Sistema Paese non può prescindere dalla valorizzazione del capitale umano e, in particolare, dalla tutela giuridica e contrattuale del Chief Information Security Officer (CISO).
Questa figura, gravata da enormi responsabilità civili e penali nella custodia del patrimonio informativo nazionale, necessita di un inquadramento normativo e contrattuale specifico che ne riconosca l’alto valore strategico, superando l’attuale frammentazione.
Il passaggio generazionale dai CISO “pionieri” — professionisti formatisi come autodidatti e guidati da una profonda ed encomiabile etica dello Stato — ai giovani talenti provenienti dalle università e dalle scuole rappresenta una sfida culturale e formativa cruciale.
In quest’ottica, la cooperazione tra Istituzioni e mondo accademico si consolida attraverso eventi di eccellenza sul territorio, tra cui spicca il prossimo Sardinia Cyber Camp di ottobre 2026, organizzato da UniCa – Università degli Studi di Cagliari.
