Ogni volta che si apre una nuova carta di credito o si aggiornano i propri dati anagrafici, si condividono molte più informazioni di quanto si possa pensare.
Un’indagine di 404 Media ha rivelato come le informazioni personali dei cittadini americani vengano raccolte dalle società emittenti di carte di credito e finiscano per attraversare una rete di intermediari e data broker, fino a diventare accessibili all’ICE (Immigration and Customs Enforcement), la controversa agenzia americana che si occupa di immigrazione.
Il risultato è che la stessa può consultare e analizzare i dati personali dei cittadini senza alcun mandato.
Secondo Ron Wyden, senatore americano notoriamente schierato in favore della tutela della privacy digitale, ha definito questo contesto come una “Scandalosa violazione della privacy” a cui sono sottoposti gli statunitensi.
Wyden, intervistato da 404 Media, ha chiarito come nessun cittadino, al momento della richiesta di una carta di credito, sa che i suoi dati stanno per passare in mano ai data broker.
Privacy digitale e credit header data: l’inquietante indagine di 404 Media
Secondo l’indagine, quando un consumatore chiede una nuova carta o va a modificare i propri dati, la società li trasmette ai credit bureau, insieme a nome, numero di previdenza sociale, telefono, indirizzo ed email.
Queste informazioni, note come credit header data, non godono delle stesse tutele legali riservate al rapporto di credito propriamente detto.
Le agenzie, in particolare Experian ed Equifax, cedono poi questi dati a Thomson Reuters, che li integra nel proprio prodotto investigativo CLEAR.
Thomson Reuters vende l’accesso a CLEAR a diverse agenzie governative, che possono così potenzialmente avviare successive indagini.
La piattaforma risulterebbe inoltre collegata a ELITE, lo strumento sviluppato da Palantir che ICE utilizza per stabilire quali quartieri sottoporre a retate.
L’avvocato Laura Rivera di Just Futures Law, ha spiegato a 404 Media come ogni volta che viene aggiornato un indirizzo relativo a carte di credito o servizi finanziari, i credit bureau americani ricevono un aggiornamento entro 24 ore.
Grazie a vuoti legali, tali informazioni restano poi esposte a potenziali abusi.
I rapporti con il DHS e la difesa di Thomson Reuters
L’inchiesta segue un precedente report di 404 Media, pubblicato negli scorsi giorni, in cui veniva analizzato il ruolo crescente di Thomson Reuters nel fornire dati personali al governo statunitense.
Secondo tale report, il DHS (Department of Homeland Security) prevede un pagamento a Thomson Reuters intorno ai 125 milioni di dollari per l’accesso ai suoi database, nell’ambito di indagini su presunte frodi elettorali e sull’immigrazione illegale, con un accordo quinquennale da 25 milioni di dollari annui.
Va comunque detto che, a quanto pare, i rapporti tra Thomson Reuters e il governo USA non sono di certo una novità.
Tra il 2003 e il 2021, attraverso le diverse presidenze, la multinazionale canadese ha avuto più contratti governativi.
I documenti analizzati da 404 Media indicano che Thomson Reuters Special Services, la sussidiaria che gestisce i contratti governativi dell’azienda, fornendo informazioni alle agenzie governative su milioni di individui, con un monitoraggio definito come “essenziale per la sicurezza nazionale”.
In una dichiarazione a Moneywise, un portavoce di Thomson Reuters ha affermato che l’azienda continua a collaborare con i propri clienti per fornire tecnologie e servizi a supporto di indagini in ambiti come lo sfruttamento minorile, la tratta di esseri umani, il traffico di stupefacenti e armi e i crimini finanziari.
Sebbene la società abbia evidenziato vi siano restrizioni e limiti legali sull’uso delle informazioni, resta ancora poca chiarezza riguardo l’operato delle agenzie americane rispetto i dati ottenuti.
A rendere ancora più preoccupante lo scenario, vi è il fatto che Thomson Reuters non è l’unica azienda che offre dati all’ICE e alle altre agenzie, con LexisNexis Accurint che, stando a quanto sostenuto dal sito detention-pipeline, avrebbe una sinergia simile con gli enti governativi.




















