La fibra a processo. Anche Sielte nell’indagine?

OPERAZIONE FILO CONDUTTORE SIELTE

Cinque condanne e tre assoluzioni al processo “Filo Conduttore”, un nome emblematico per indicare un procedimento legato al mercato della fibra ottica e della rete. Con una coda: la trasmissione degli atti alla Procura sulla posizione di Sielte.

Sommario

Operazione “Filo Conduttore” a Catania: le condanne, la posizione di Sielte e i nuovi accertamenti della Procura

È questa la sentenza emessa dal Gup di Catania, Luigi Barone, nel processo scaturito dall’operazione Filo conduttore condotta dalla Guardia di Finanza che ipotizzava una serie di bancarotte per agevolare il clan Pillera-Puntina.

Condannate 5 persone (assolte su alcune delle imputazioni contestate), con 3 persone assolte da ogni accusa.

Disposta anche la confisca delle disponibilità finanziarie in sequestro della società Af e TeleNet, coinvolte nell’inchiesta.

Il nodo Sielte e la trasmissione degli atti in Procura

Coinvolta nell’inchiesta la società Sielte di Catania, che risulta essere uno dei principali player italiani nella costruzione di infrastrutture di fibra ottica, con clienti che vanno da Open Fiber, a Fastweb, da FiberCop a Tim.

Parlavamo infatti di una “coda” degli esiti del procedimento, che riguarda la trasmissione di copia degli atti alla Procura “…per le determinazioni di sua competenza in merito a quanto esposto in parte motivata su Costa Roberto e sui rapporti tra Sielte e l’associazione mafiosa denominata “Pillera-Puntina”.

E Roberto Costa è un dirigente di Sielte.

Sielte è prontamente intervenuta con una nota sulla sentenza, sottolineando di “…avere preso atto che nei confronti dei due ex dipendenti imputati è stata pronunciata sentenza di assoluzione per tutti i reati loro contestati… e che nei confronti di un ex dirigente è stata pronunciata assoluzione per due dei tre capi di imputazione oggetto di contestazione”.

Le sentenze sugli ex dipendenti 

Il riferimento è alla condanna a tre anni a carico di Domenico Lombardo, ex dirigente di Sielte (uscito dopo il coinvolgimento nella vicenda giudiziaria e sembra, stando a Lettera 43, anche cognato di Salvatore Turrisi presidente e principale azionista di Sielte).

In conclusione, la società Sielte ha inoltre preso nota del fatto che il Giudice ha trasmesso gli atti alla Procura per ulteriori approfondimenti e a tale proposito, nel pieno rispetto della decisione adottata, rimarca il fatto che Sielte non è stata parte del suddetto giudizio, in assenza di contestazioni nei propri confronti.

La posizione aziendale

“La società” – conclude la nota – “rimane comunque a disposizione per ogni eventuale chiarimento, fermo restando che Sielte è dotata di tutti i presidi a tutela dell’integrità, della reputazione e della solidità aziendale, che garantiscono la costante efficacia e correttezza della governance e dei sistemi di controllo interno. La società continuerà pertanto a operare con la massima correttezza e collaborazione istituzionale, tutelando i propri dipendenti, partner e stakeholder”.

L’azienda è intervenuta immediatamente sugli esiti del procedimento, sottolineando di «…avere preso atto che nei confronti dei due ex dipendenti imputati è stata pronunciata sentenza di assoluzione per tutti i reati loro contestati e che nei confronti di un ex dirigente è stata pronunciata assoluzione per due dei tre capi di imputazione oggetto di contestazione…».

La società ha inoltre “…preso nota del fatto che il Giudice ha trasmesso gli atti alla Procura per ulteriori approfondimenti e a tale proposito, nel pieno rispetto della decisione adottata, si rimarca che Sielte non è stata parte del suddetto giudizio, in assenza di contestazioni nei propri confronti…».

«La società» – conclude la nota – « rimane comunque a disposizione per ogni eventuale chiarimento, fermo restando che Sielte è dotata di tutti i presidi a tutela dell’integrità, della reputazione e della solidità aziendale, che garantiscono la costante efficacia e correttezza della governance e dei sistemi di controllo interno.

La società continuerà pertanto a operare con la massima correttezza e collaborazione istituzionale, tutelando i propri dipendenti, partner e stakeholder».

Le origini dell’inchiesta: il mercato della fibra ottica e i subappalti

L’intera vicenda ruota, come è noto, intorno al clan Pillera-Puntina e ad i loro interessi intorno al mondo delle telecomunicazioni.

La cronaca aveva già registrato altre iniziative intorno al medesimo settore nel 2022, con arresti e indagini che avevano riguardato i rapporti del clan con alcune società del settore come T.C.Impianti e EasytTel.

Ma è nel 2024 che le vicende di questi giorni prendono corpo, sempre a partire dal clan Pillera-Puntina.

Dal blitz del 2024 alla sentenza del Gup: la cronistoria dell’inchiesta giudiziaria

Emerse allora l’esigenza di fare chiarezza sugli intrecci tra la mafia siciliana e le aziende che facevano riferimento ad una delle più importanti imprese della filiera di fornitura della rete stessa, accendendo così un faro sul settore delle telecomunicazioni. Come riportato all’epoca da Lettera 43, vengono fatti 10 arresti e sequestrati diversi beni.

Tutto parte con un blitz della Guardia di Finanza presso la società Catania Impianti.

Le Fiamme Gialle avevano documentato una sorta di depauperamento pilotato di questa ditta, con una netta contrazione dei contratti di prestazione di servizi.

A decidere la progressiva chiusura dei contratti della Catania Impianti, secondo le ricostruzioni dell’epoca, sarebbe stata la principale committente, la Sielte che, per mano di alcuni suoi ex dipendenti subito coinvolti nell’inchiesta, avrebbe dirottato i subappalti a favore di altre società locali, la Af Impianti e la Telenet, riconducibili alla medesima compagine gestionale e che avrebbero come registi personaggi collegati al clan Pillera-Puntina.

Il ruolo di Sielte nella filiera della fibra ottica e dei fondi PNRR

Secondo quella indagine “…la Sielte avrebbe seppur inconsapevolmente svolto il ruolo di pivot verso altre società riconducibili ai clan, rappresentando di fatto il centro del sistema di arricchimento imprenditoriale dei boss”.

Il mercato di riferimento era ovviamente quello della fornitura di infrastrutture di fibra per la costruzione della rete internet, un mercato di svariati miliardi di euro provenienti per buona parte dal PNRR, con decine di società coinvolte, da Sielte a Sirti, a Site, Valtellina, Circet, Cogepa ecc. Tutte società fornitrici dei progetti di costruzione delle infrastrutture in fibra ottica in Italia.

Le accuse della Procura e la tesi dell’impresa collusa nei subappalti

Alla pubblicazione dell’epoca di Lettera 43, Sielte replicò con una nota in cui: “…l’azienda evidenzia che non risultano contestazioni e/o procedimenti on carico alla Sielte Spa, alle sue controllate, né in capo ai rispettivi amministratori e/o procuratori e/o ad altro personale dipendente…”.

Infine, secondo quanto scritto dal Quotidiano di Sicilia del 3 luglio 2024 in base alle evidenze di istruttoria: “…Il piano portato avanti dal gruppo di persone che avrebbe fatto gli interessi del clan Pillera non avrebbe potuto dare frutti senza avere il benestare di chi assegnava i subappalti.

Di ciò è convinta la procura di Catania che ha chiesto e ottenuto l’arresto di Domenico Lombardo, il numero due di Sielte, azienda catanese con 28 milioni di euro di capitale sociale e 18 unità operative dislocate in tutta Italia. 

Sielte ha come propri interlocutori le società leader della telefonia, che a essa si rivolgono per la manutenzione delle reti. Un compito che a propria volta Sielte smista spesso ad altre ditte in regime di subappalto.

Il sistema delle ditte collegate: il giro di affari tra Catania Impianti, Af Impianti e Telenet

Tra queste, appunto, Catania Impianti ma anche Tele.Net e A.F Impianti, ovvero quelle su cui il gruppo puntava per aggirare le misure del tribunale.

“La Sielte – si legge nell’ordinanza firmata dalla gip Simona Ragazzi – ha operato nel tempo secondo il tipico schema dell’impresa collusa”.

Tutto questo in base ad un collaboratore che avrebbe riportato, come riportato dal giornale siciliano: “…i tanti favori che il clan avrebbe fatto ai vertici di Sielte”.

Evidentemente queste accuse furono considerate all’epoca come non sufficienti in fase di appuramento delle responsabilità, ma non per l’ex dirigente di Sielte, Domenico Lombardo, condannato a 3 anni.

Ora Sielte dovrà però seguire l’istituenda nuova istruttoria per vedere quale sarà il punto di approdo.

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