Gli ISP, nell’erogazione dell’accesso alla Rete, devono garantire neutralità e parità di condizioni.
In Europa tale principio è tutelato dal Regolamento UE 2015/2120, che impone agli operatori di trattare il traffico in modo trasparente e non discriminatorio, sotto la vigilanza di autorità nazionali competenti, come l’AGCOM in Italia.
Per lungo tempo abbiamo ritenuto gli strumenti tecnologici sostanzialmente neutri, pensando che tutto dipendesse dall’uso che ne facevamo.
Un martello può essere strumento utile oppure arma. La scrittura, che è un’incredibile invenzione, può servire per tutelare la memoria del passato o per manipolarla.
Oggi la neutralità della tecnologia digitale, da sempre portata avanti come bandiera fino a pochi anni fa, è in discussione perché effettivamente i sistemi e i modelli di IA possono discriminare e manipolare e sono, quindi, potenzialmente in grado di alterare un assetto sociale, con rischi altissimi per le nostre democrazie.
Perché l’IA non è neutrale?
Quindi, è vero: come un martello o un coltello, gli strumenti di IA possono essere utili oppure pericolosi e sono persino in grado di orientare il nostro pensiero in modo subdolo.
Perché accade?
Perché i dati di partenza di un sistema o modello di IA sono di parte e sono umani.
Quindi, la non neutralità dell’IA di cui si parla tanto è, in realtà, pienamente umana e non deve portarci erroneamente ad attribuire una coscienza o, in punto di diritto, una soggettività all’IA.
Sarebbe un errore gravissimo e porterebbe a deresponsabilizzare chi di quello strumento si sta servendo: gli esseri umani.
In estrema sintesi, la non neutralità dell’IA non dimostra che l’IA sia un soggetto, ma dimostra soltanto che continua a riflettere limiti, scelte e responsabilità profondamente umane.




















