L’involuzione dell’intelligenza umana: perché i veri rischi dell’IA non sono quelli che immaginiamo
Ho letto, ad esempio, un articolo di Timothy Garton Ash, storico, saggista e giornalista britannico, professore di Studi Europei all’Università di Oxford dal “rassicurante” titolo “Aspettando un Hiroshima dell’IA”.
Si tratta comunque di una riflessione lucida e stimolante, ma anche fortemente pessimista, che si inserisce in quel filone di pensiero sempre più diffuso secondo cui l’Intelligenza Artificiale potrebbe evolvere fino a diventare una forma di “superintelligenza” capace di mettere a rischio la stessa sopravvivenza dell’umanità.
Confesso di guardare con una certa prudenza a queste narrazioni.
L’uomo come vero rischio della gestione della IA
Non perché i rischi dell’IA non esistano. Al contrario. Ma continuo a ritenere che, almeno nel prossimo futuro, i pericoli più concreti non derivino da macchine autonome e onnipotenti bensì dagli esseri umani che le progettano, le controllano, le utilizzano e, soprattutto, le governano.
A volte ho la sensazione che l’enfasi sull’avvento imminente di una IA generale e superpotente finisca anche per alimentare una percezione di crescita esponenziale che, consapevolmente o meno, favorisce il mercato e rafforza il potere narrativo di chi guida oggi la rivoluzione tecnologica.
Geopolitica dell’intelligenza artificiale: Cina, Stati Uniti ed Europa
Nel frattempo, mentre l’Occidente discute “amabilmente” di rischi futuri e di leadership tecnologica, la Cina continua a costruire, nel bene e nel male, una propria architettura di relazioni, infrastrutture e collaborazioni internazionali sempre più ampia, aperta e strutturata.
Gli Stati Uniti, invece, sembrano sempre meno disposti ad accettare vincoli e regole condivise, mantenendo una traiettoria spesso normativamente divergente rispetto a quella europea.
Un’Europa che continua a essere chiamata alla fedeltà strategica, ma che raramente ottiene risposte convincenti sulla distribuzione dei costi, dei benefici e delle responsabilità di tale scelta.
E l’Italia?
L’Italia osserva il cambiamento, celebra i piccoli risultati raggiunti grazie al PNRR e continua a rincorrere l’innovazione senza interrogarsi realmente sul proprio ruolo nello scenario globale che si sta ridefinendo.
Il vero pericolo: la crisi della politica e dell’intelligenza collettiva
Forse il problema non è chiedersi se l’Intelligenza Artificiale diventerà troppo intelligente.
Dovremmo piuttosto chiederci se l’intelligenza umana, politica e collettiva, stia dimostrando di esserlo ancora abbastanza per governare la trasformazione che abbiamo già davanti agli occhi.
In estrema sintesi, sono preoccupato più per l’involuzione dell’intelligenza umana che per l’evoluzione di quella artificiale.






















