I modelli AI di frontiera minacciano la cybersecurity? L’allarme di Five Eyes
Il 22 giugno 2026 l’alleanza di intelligence Five Eyes, che riunisce Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, ha diramato un avviso congiunto a dir poco singolare.
Secondo i suoi rappresentanti, i rapidi progressi nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale potrebbero mettere in crisi i piani di cybersecurity dei paesi coinvolti nel giro di pochi mesi.
Il messaggio invita aziende e organizzazioni a prepararsi a uno scenario in cui l’AI avrà un ruolo sempre più centrale sia nelle operazioni offensive che in quelle difensive.
Il documento ufficiale, ovvero la “Cyber Security Agencies Statement” pubblicata da CISA (Cybersecurity and Infrastructure Security Agency), richiama in particolare i nuovi modelli di frontiera sviluppati da Anthropic, nello specifico Mythos 5 e Fable 5.
Secondo quanto riportato, questi sistemi avrebbero dimostrato capacità eccezionali nell’individuare vulnerabilità software, alimentando preoccupazioni tra esperti di sicurezza e autorità governative rispetto alla velocità con cui tali strumenti stanno evolvendo.
D’altro canto è ormai risaputo che le nuove tecnologie hanno alzato in modo drastico il ritmo della sfida tra cybercriminali ed esperti di sicurezza informatica, con l’AI che rappresenta uno strumento fondamentale in questo conflitto perenne.
Anthropic Mythos 5, il modello AI che preoccupa gli USA (e non solo)
Il 12 giugno 2026 il BIS (Bureau of Industry and Security) del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha emanato una direttiva d’emergenza sui controlli all’export, imponendo ad Anthropic di limitare l’accesso ai modelli da parte di cittadini stranieri.
Di fronte all’impossibilità di distinguere in tempo reale tra utenti domestici e internazionali, l’azienda ha scelto di disattivare, in via temporanea, Mythos 5 e Fable 5 a livello globale.
Solo il 26 giugno, dopo una fase di negoziazione con il governo, è stata autorizzata una riattivazione parziale di Mythos 5 per un gruppo ristretto di organizzazioni statunitensi, mentre Fable 5 risulta ancora sospeso a luglio.
Come l’AI accelera le vulnerabilità software
Al centro dell’allerta c’è un cambiamento strutturale: l’AI sta accelerando drasticamente i tempi di scoperta e sfruttamento delle vulnerabilità.
Le ipotesi tradizionali su cui si basano molte strategie di sicurezza rischiano di diventare obsolete in tempi brevissimi.
Inoltre, strumenti sempre più avanzati potrebbero abbassare la soglia tecnica necessaria per condurre attacchi sofisticati, automatizzando attività come la ricerca di exploit e la pianificazione operativa.
Ciò potrebbe creare un “esercito” di potenziali cybercriminali che, fino a pochi mesi fa, non avevano competenze adeguate per risultare una reale minaccia.
Il documento di Five Eyes sottolinea anche come la crescente potenza dei modelli di frontiera stia attirando un’attenzione normativa senza precedenti, segnale di un cambio di passo nella governance dell’AI.
In parallelo, l’organizzazione invita a rafforzare in modo urgente le capacità di rilevamento, risposta e recupero dati, considerando che la velocità con cui emergono nuove vulnerabilità potrebbe superare quella con cui i team riescono a correggerle.
Piccole e medie imprese a rischio
Particolare preoccupazione riguarda le piccole e medie imprese, spesso dotate di risorse limitate: in un contesto in cui gli attacchi assistiti dall’AI diventano più accessibili, queste realtà rischiano di diventare bersagli privilegiati.
Per comprendere questa realtà, basta dare uno sguardo ad alcuni recenti studi.
Un’analisi a tema, pubblicata da Kaspersky a giugno 2026, ha evidenziato come tra gennaio e aprile dello stesso anno ha identificato oltre 33.300 attacchi contro imprese di piccole e medie dimensioni, la maggior parte dei quali connessi in qualche modo con strumenti AI.
Se questo numero da solo dice poco, basti pensare che si parla di cinque volte il volume rilevato tra gennaio e aprile 2025.
Non meno inquietante è il Rapporto Clusit 2026, presentato lo scorso mese di marzo. Secondo tale studio, che ha censito e analizzato oltre 5.000 attacchi documentati, l’AI ha portato a una crescita di aggressioni legate a phishing e ingegneria sociale pari al 66-75% rispetto all’anno precedente.
Queste campagne offensive, sfruttano l’AI in gran parte per la creazione di deepfake (sia vocali che video) e ransomware avanzati, oltre alla ricerca automatizzata di vulnerabilità dei software.




















