La Commissione europea ha presentato una nuova strategia per affrontare i rischi di cybersecurity legati all’intelligenza artificiale di ultima generazione.
Il piano esposto a Bruxelles appare, nei fatti, più orientato a linee guida e negoziazioni con aziende statunitensi che a strumenti operativi da adottare nell’immediato.
L’AI sta trasformando in modo repentino il panorama delle minacce informatiche, consentendo ai cybercriminali di lanciare attacchi meno impegnativi a livello economico, scalabili e sofisticati rispetto al passato.
Come illustrato dalla vicepresidente della Commissione e responsabile per il digitale Henna Virkkunen davanti al Parlamento europeo martedì 7 luglio, i modelli avanzati sono ormai in grado di sviluppare exploit informatici in poche ore, se non minuti, riducendo drasticamente i costi confrontati alla classica ricerca manuale delle vulnerabilità.
volta sfruttate, queste falle possono compromettere infrastrutture critiche e mettere a rischio l’intera società.
AI e criminalità informatica: l’Europa si mobilita dopo Mythos
Un esempio concreto del pericolo legato alle nuove tecnologie arriva dagli Stati Uniti.
Come riportato da Euronews a fine giugno, il modello Mythos di Anthropic ha individuato in poche ore vulnerabilità sfruttabili in alcuni sistemi governativi altamente sensibili.
Proprio queste capacità hanno spinto Washington a introdurre restrizioni all’esportazione dei modelli più avanzati di Anthropic, successivamente revocate dal Dipartimento del Commercio il primo luglio 2026, riaprendo all’accesso globale.
Nel frattempo, le autorità europee e l’ENISA (European Union Agency for Cybersecurity) hanno ottenuto un accesso limitato a Mythos attraverso il progetto Glasswing di Anthropic, dopo un’intensa attività diplomatica da parte di Bruxelles.
Il piano europeo propone ora un percorso dettagliato per garantire un accesso strutturato a queste tecnologie, con l’obiettivo di permettere, sia alle istituzioni pubbliche che a alle aziende private, di testare e utilizzare modelli avanzati in ambito cybersecurity.
La Commissione evidenzia come l’attuale processo di accesso, spesso riservato a un numero ristretto di organizzazioni, sia poco trasparente, e intende quindi definire criteri più chiari.
La dipendenza dell’UE rispetto alle infrastrutture USA
Allo stesso tempo, emerge una forte dipendenza dell’Unione europea dall’ecosistema tecnologico statunitense.
Come sottolineato dall’eurodeputata finlandese Aura Salla, il nodo principale non riguarda solo i modelli AI, ma anche le infrastrutture su cui si basano.
L’Europa dispone di solide competenze nella ricerca, ma conta ancora poche aziende in grado di competere ai massimi livelli industriali.
Nel quadro normativo, l’AI Office della Commissione collaborerà con specialisti del settore per analizzare e mitigare i rischi dei modelli più avanzati prima della loro immissione sul mercato europeo, in linea con l’AI Act.
Tuttavia, resta aperta la questione se tali controlli debbano avvenire prima del lancio commerciale: diverse aziende tecnologiche, tra cui OpenAI e la già citata Anthropic, preferiscono attualmente sottoporsi a valutazioni presso l’AI Security Institute del Regno Unito, che non dispone di poteri regolatori vincolanti.
Il piano include inoltre raccomandazioni operative per rafforzare la difesa contro le minacce informatiche basate sull’AI, tra cui l’accelerazione delle patch per vulnerabilità critiche e una valutazione del livello di preparazione delle infrastrutture essenziali. Come ha avvertito l’eurodeputato olandese Bart Groothuis, il contesto è cambiato radicalmente: gli attacchi informatici si muovono ormai “alla velocità della luce”, sfruttando modelli AI sempre più performanti per mettere fuori gioco aziende e sistemi in tempi sempre più ridotti.
In questo contesto, il problema non è solo la tempistica ma anche il livello di automazione raggiunto.
Per esempio, di recente si è parlato molto del caso JadePuffer. Si tratta della prima campagna ransomware gestita in modo autonomo da un agente AI.
Nello specifico, l’attacco ha preso di mira una vulnerabilità di Langlow, un framework open‑source, basato su Python, che permette di costruire flussi di lavoro per applicazioni AI.
L’aspetto preoccupante è che l’AI, oltre ad agire in modo indipendente, è riuscita in pochi secondi a correggere i propri errori operativi, evolvendo e divenendo sempre più efficace.




















