Gli esperti di cybersicurezza dicono di aver trovato delle falle nell’ app promossa dall’Unione Europea per la verifica dell’età degli utenti di internet, nonostante la stessa UE dica che sia “tecnicamente pronta”.
L’Unione Europea si prepara a presentare l’app per gli smartphone nata per il controllo dell’età online, ma la vicenda ha rapidamente preso una brutta piega, in quanto alcuni esperti di cybersicurezza sostengono come essa abbia ancora dei problemi nell’uso dei fattori di sicurezza.
La Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha presentato il nuovo strumento a Bruxelles il 15 aprile scorso, affermando come essa sia “tecnicamente pronta” e sarà disponibile molto presto nei vari Paesi dell’Unione, al fine di porre il divieto di accesso ad internet per i ragazzi che non abbiano i requisiti di età richiesti.
“La app sarà completamente open source e chiunque potrà controllare il codice” ha affermato la Von der Leyen.
Dopo poche ore dal rilascio dell’applicazione, l’autorevole ricercatore di cybersicurezza Paul Moore ha scoperto che una larga parte di dati sensibili di utenti erano stati già diffusi sul web, affermando che con soli 2 minuti l’applicazione poteva essere hackerata.
Gli ha fatto eco Baptiste Robert, un importante hacker etico francese che ha confermato come molte di queste problematiche nascono dal fatto di poter bypassare i controlli biometrici dell’applicazione, permettendo a chiunque di poter inserire il codice PIN o di entrare usando il TouchID dall’applicazione.
A dar man forte sulla falla, Olivier Blazy, professore molto noto nell’ambito della crittografia, membro della task force governativa francese impegnata nella definizione degli standard della identità digitale, che ha dichiarato: “Se scarichiamo l’applicazione e dichiariamo di avere 18 anni, mio nipote minorenne potrebbe prendere il telefono un attimo dopo, sbloccarlo, entrare nell’applicazione e usarla affermando di avere la maggiore età”.
Secondo Thomas Regnier, portavoce della UE in materia di sovranità digitale, difesa, spazio e ricerca: “….Ora siamo amcora in una fase di test e la app non è ancora disponibile per i cittadini…codici verranno costantemente aggiornati e migliorati…oggi non posso escludere che ulteriori aggiornamenti e migliorie possano essere aggiunte…”.
La Commissione Europea giovedì scorso ha affermato come hacker abbiano anche provato ad hackerare una”versione demo”, rilasciata “…con scopi di testing e che la vulnerabilità fosse stata risolta”.
Per Oliver Blazy “…è una cosa positiva che abbiano rilasciato l’applicazione open source per gli esperti, al fine di testarla. Il problema è che la versione rilasciata non possiede ancora gli standard di cybersicurezza che ci aspetteremmo per una applicazione del genere”.
Inoltre ha aggiunto “…eravamo preoccupati che la Commissione Europea potesse lanciare sul mercato l’applicazione in fretta e ora abbiamo la prova che ciò che vorrebbero lanciare non è ancora tecnicamente pronto e se la questione non verrà sistemata a dovere, si potrebbe irrimediabilmente minare la fiducia dei cittadini europei per quanto riguarda i wallet digitali in futuro”.
Inti De Ceukelaire, un hacker etico belga ha osservato come: “.. la soluzione open source può rappresentare un’ottima mossa perché i codici di progetti come questo, possono essere sistemati e i relativi problemi di sicurezza risolti, prima che l’app venga lanciata sul mercato, valutando bene i pro e i contro”.
La posizione degli Stati membri
L’Unione Europea e diversi Stati membri sono impegnati nello sviluppo di nuove modalità di verifica dell’età, per proteggere i minori dalle insidie del web.
L’Australia, come è noto, a dicembre è divenuto il primo paese al mondo a implementare restrizioni verso i minori per quanto riguarda l’utilizzo dei social network, vietando a bambini e adolescenti l’uso di piattaforme popolari come TikTok e Youtube.
L’applicazione permette all’utente di verificare la propria età tramite il proprio passaporto, una carta d’identità o tramite dei provider di fiducia come gli istituti bancari. Le piattaforme digitali potranno, grazie a queste provedure, richiedere se una persona abbia o meno la maggiore età, ma senza avere accesso ad altri dati personali, preservando in tal modo la privacy.
Ora l’Europa deve decidere e vale la pena ricordare, tra i vari pareri,quello di Birgit Sippel, esponente del centro-sinistra tedesco, che ha affermato come l’app “…sia una via intermedia che non è in linea con gli standard dell’Unione Europea” e quello di Piotr Muller europarlamentare polacco di European Conservatives and Reformists (ECR) il quale ha sostenuto come “…Bruxelles stia ancora una volta spingendo per uno strumento centralizzato a livello europeo e come il frettoloso rilascio dell’applicazione sulla verifica dell’età ponga un grande rischio per la sicurezza digitale dei cittadini e la possibilità di forme di controllo che ricordano molto quelle del sistema cinese.






















