Un’entità, gruppo o individuo, autodefinitosi FlamingChina ha dichiarato di aver sottratto oltre 10 petabyte di informazioni militari altamente sensibili dal National Supercomputing Center di Tianjin, in Cina.
Sebbene la violazione non sia stata ancora verificata in via ufficiale, se confermata, rappresenterebbe il più grande attacco informatico mai mosso verso il governo cinese.
Un caso ordinario di Ransomware?
Nello specifico, FlamingChina avrebbe ottenuto dati sensibili riguardanti ingegneria aerospaziale, ricerca militare, bioinformatica e in ulteriori ambiti.
Al momento, l’hacker propone in vendita questo dataset, richiedendo un compenso che si attesta nelle centinaia di migliaia di dollari, pagabile esclusivamente in criptovaluta per garantire l’anonimato.
Stando a quanto sostenuto da FlamingChina, i dati ottenuti provengono da diverse fonti, tra cui figura l’Aviation Industry Corporation of China (AVIC), leader nell’industria aeronautica cinese, la Commercial Aircraft Corporation of China (COMAC), sviluppatrice di velivoli civili e militari, e la China’s National University of Defense Technology, istituzione accademica chiave per la ricerca bellica.
Un attacco informatico senza precedenti per l’infrastruttura cinese.
Esami dettagliati condotti da esperti e riportati dalla CNN sembrano suggerire che il materiale mostrato dagli hacker sia perlomeno verosimile. Quanto esibito include dati tecnici dettagliati e rendering tridimensionali di equipaggiamenti militari sofisticati, tra cui aerei da combattimento avanzati, missili balistici e bombe di precisione.
L’importanza del materiale sottratto
FlamingChina ha immesso i dati sul mercato lo scorso 6 febbraio, dichiarando che l’operazione di estrazione si è protratta per diversi mesi, attraverso tecniche raffinate di hacking.
Se confermata, questa breccia potrebbe fornire una spiegazione plausibile alla rimozione di numerosi esperti di alto profilo in campi critici come aviazione, armi nucleari, sistemi radar e missilistica dal sito ufficiale della Chinese Academy of Engineering (CAE) durante lo scorso mese di marzo. un episodio che ha destato sospetti nella comunità intelligence internazionale in quanto, almeno fino a questo momento, senza un’apparente spiegazione.
Secondo Dakota Cary, consulente senior presso la società di cybersecurity SentinelOne in un’intervista alla CNN, i campioni diffusi corrispondono precisamente a quanto ci si aspetterebbe da un’infrastruttura di supercalcolo governativa di tale calibro.
Per l’esperto i centri di supercalcolo vengono impiegati in elaborazioni computazionali di grande complessità su scala massiccia. L’eterogeneità e l’ampiezza dei campioni resi pubblici sembra dunque riflettere fedelmente la vasta diversificazione dei clienti serviti da un centro di questo tipo.
Le modalità di esfiltrazione
Va considerato che estrapolare una mole di 10 petabyte costituisce un’impresa titanica in termini di volume dati, considerando che 1 petabyte equivale esattamente a 1024 terabyte, per un totale approssimativo di 10.240 terabyte.
Come sarebbe avvenuto l’attacco?
Il ricercatore Marc Hofer ha riferito di aver stabilito un contatto diretto con un presunto rappresentante di FlamingChina.
Secondo quanto rivelato dall’hacker durante la conversazione, l’accesso iniziale al supercalcolatore di Tianjin è stato ottenuto sfruttando un dominio VPN compromesso in precedenza. Questo ha fornito una porta d’ingresso privilegiata ai sistemi interni del complesso.
L’estrazione dei 10 petabyte è avvenuta in modo graduale e metodico nell’arco preciso di sei mesi, mediante l’impiego di una botnet sofisticata che ha prelevato e scaricato i dati da numerosi server del supercalcolatore in parallelo e in simultanea.
Questo approccio basato su un flusso costante e distribuito di piccoli pacchetti dati individuali mirava verosimilmente a eludere i meccanismi di difesa automatizzati, impedendo il rilevamento di un volume anomalo di traffico in uscita che avrebbe potuto attivare gli allarmi del centro.
FlamingChina potrebbe aver completato con successo questa audace operazione di furto digitale basandosi sulle vulnerabilità strutturali e architetturali intrinseche del supercalcolatore, piuttosto che su un massiccio dispiegamento di tecniche malware tradizionali.
Il National Supercomputing Center e la sua importanza per la Cina
Il National Supercomputing Center di Tianjin, struttura inaugurata nel 2009, con una potenza di calcolo impressionante, tale da supportare oltre 6.000 enti e organizzazioni diverse nel territorio cinese, è nata con il fine di fornire le risorse computazionali necessarie per eseguire simulazioni complesse e realistiche. Il supercalcolatore supporta entità operanti nei settori della ricerca scientifica fondamentale, dell’industria manifatturiera avanzata e della difesa nazionale strategica.
Questi sistemi di supercalcolo trovano applicazione routinaria in modellazioni aerodinamiche dettagliate per l’aviazione, simulazioni fisiche di detonazioni nucleari con precisione assoluta, e persino nell’addestramento di modelli di intelligenza artificiale su scala industriale.
Diversi progetti sensibili nel campo militare, della difesa nazionale e dell’intelligence cinese dipendono presumibilmente da questa struttura per lo sviluppo di modellazioni predittive e simulazioni operative critiche, trasformando l’intero dataset rubato in un asset di intelligence estremamente appetibile per stati e agenzie estere.




















