Secondo quanto riportato da CNBC, il responsabile tecnologico di Palo Alto Networks, Lee Klarich, ha lanciato un allarme inquietante.
Per l’esperto, le aziende stanno esaurendo il tempo a disposizione per rafforzare le proprie difese software, mentre gli hacker sfruttano vulnerabilità sempre più sofisticate grazie all’uso di modelli di Intelligenza Artificiale.
In un intervento pubblicato mercoledì sul blog ufficiale dell’azienda, Klarich ha stimato che esista una finestra estremamente ridotta, compresa tra 3 e 5 mesi, entro cui le organizzazioni possono ancora riuscire a mantenere un vantaggio rispetto agli attaccanti. Dopo questa fase, gli exploit guidati dall’IA diventeranno la norma.
L’accelerazione è legata alla diffusione di modelli avanzati come Mythos, modello IA sviluppato da Anthropic, che stanno aumentando in modo significativo la capacità di individuare falle nei software commerciali.
Questo scenario sta mettendo sotto pressione i team della cybersecurity, costretti a prepararsi a una nuova generazione di attacchi in grado di sfruttare vulnerabilità finora sconosciute, le famigerate zero-day.
Secondo i dati pubblicati da Google Threat Intelligence, nel 2025 sono state rilevate 90 exploit di questo tipo, 12 in più rispetto al 2024. Di queste, quasi la metà (43 su 90) hanno colpito software e dispositivi enterprise come router, switch, firewall, VPN e piattaforme di virtualizzazione.
Il restante 52% ha riguardato prodotti consumer, con 24 casi individuati nei sistemi operativi desktop, 15 in OS mobile e 9 nei browser. Sempre secondo lo stesso report, Microsoft è risultata l’azienda con il maggior numero di prodotti colpiti da zero-day, con 25 casi, seguita da Google con 11 e Apple con 8.
Il tema è diventato talmente critico da portare a incontri alla Casa Bianca con i vertici di grandi banche e aziende tecnologiche, segnale di una crescente attenzione istituzionale negli Stati Uniti.
Anche Google si prepara all’ondata di attacchi favoriti dall’IA
Anche Google ha confermato la gravità della situazione: sempre secondo CNBC, il colosso di Mountain View ha dichiarato di aver bloccato un tentativo di utilizzare strumenti IA per orchestrare un potenziale attacco su larga scala.
Tuttavia, gli hacker stanno già sfruttando strumenti IA disponibili pubblicamente per individuare e colpire vulnerabilità, dimostrando che la minaccia non è più teorica ma concreta e in evoluzione. Klarich ha sottolineato che queste capacità non rimarranno confinate ai modelli più recenti, ma tenderanno a diffondersi rapidamente anche su tutte le piattaforme accessibili.
Per questo motivo ha invitato l’intero settore a sviluppare innovazioni condivise per identificare e contrastare nuove tecniche di aggressione, citando tra le soluzioni anche il virtual patching, una tecnologia che consente di mitigare vulnerabilità senza modificare direttamente il codice sorgente.
Palo Alto Networks, ha aggiunto, prevede di introdurre un primo set di queste funzionalità nell’immediato futuro, senza specificare una data precisa ma lasciando intendere un lancio imminente entro quest’anno.
Mythos: tra potenzialità e fragilità
Già nel mese precedente, Anthropic aveva limitato la distribuzione del modello Mythos a un gruppo ristretto di aziende selezionate per effettuare test di sicurezza e correggere exploit prima che possano essere sfruttati in modo malevolo.
Tra le organizzazioni coinvolte figurano nomi di primo piano come Palo Alto Networks, CrowdStrike, Amazon, Apple e JPMorgan, evidenziando l’enorme importanza strategica del progetto e la necessità di collaborazione tra big tech e settore finanziario.
Parallelamente, OpenAI ha annunciato negli scorsi giorni il modello GPT-5.5-Cyber, progettato specificamente per applicazioni di sicurezza informatica, e ha accompagnato il lancio con l’iniziativa Daybreak, focalizzata sul rafforzamento delle difese contro minacce emergenti.
Questa piattaforma è nata per trovare vulnerabilità nel codice, capire dove un software può essere attaccato e aiutare a correggere eventuali problemi prima che intervengano i cybercriminali. Di fatto, stiamo parlando di una sorta di analista di sicurezza automatizzato.
Klarich ha ammesso che fino a poche settimane prima esistevano dubbi sulla reale portata delle capacità di questi modelli, ma i test più recenti hanno cambiato radicalmente la percezione degli stessi.
Per l’esperto, le prestazioni osservate superano le aspettative iniziali, suggerendo che i sistemi di IA potrebbero essere ancora più efficaci nell’individuare falle rispetto a quanto previsto in precedenza, accelerando ulteriormente la corsa tra difensori e attaccanti nel panorama della cybersecurity globale.