Come l’AI commerciale ridefinisce il settore della difesa
54,6 miliardi di dollari. È il budget che il Pentagono ha destinato al Defense Autonomous Warfare Group per il solo anno fiscale 2027 — un aumento del 24.000% rispetto ai 225 milioni dell’anno precedente. L’equivalente europeo non esiste. Non un programma più piccolo, non un’iniziativa in ritardo: non esiste.
La mia riflessione parte da una convinzione diretta. Il divario tra Stati Uniti e Unione Europea sull’intelligenza artificiale applicata alla difesa non è un gap di spesa, colmabile con più investimenti. È una piramide di dipendenze sovrapposte: chi controlla il modello AI definisce le capacità operative, chi controlla il chip le abilita, chi controlla la terra rara abilita il chip. L’Europa è assente da tutti e tre i livelli. E il punto che quasi nessuno sta facendo è che questa struttura non riguarda solo i ministeri della difesa — riguarda ogni CIO e ogni CTO che sta implementando agenti AI in un’impresa europea. Il vendor lock-in sul foundation model è il nuovo vendor lock-in cloud, con implicazioni di sovranità più profonde e meno visibili.
L’intelligenza artificiale entra nelle reti classificate
Il 1° maggio 2026, il dipartimento della difesa degli Stati Uniti ha autorizzato 8 aziende tecnologiche — AWS, Google, Microsoft, NVIDIA, OpenAI, SpaceX, Oracle e Reflection — a dispiegare i propri sistemi di intelligenza artificiale sulle reti classificate Impact Level 6 e 7 del Pentagono, come riportato da Breaking Defense il 5 maggio. È un salto di categoria, non un’evoluzione incrementale. Fino a quel momento, i 100.000 agenti AI già operativi sulla piattaforma GenAI.mil lavoravano su reti non classificate con funzioni di supporto. Ora i modelli AI commerciali entrano nel ciclo decisionale operativo: targeting, fusione dell’intelligence, pianificazione. Nessun ministero della difesa europeo dispone di un quadro equivalente per integrare AI commerciale in ambienti classificati. La Nato non ha uno standard condiviso per l’AI su reti classificate alleate.
La scala del fenomeno merita un secondo dato. L’amministrazione Trump ha presentato una richiesta di bilancio per la difesa da 1,5 trilioni di dollari per l’anno fiscale 2027 — il più grande nella storia degli Stati Uniti, con un incremento del 44% rispetto all’anno precedente, secondo l’analisi del Csis del 10 aprile. All’interno, i 54,6 miliardi per il Defense Autonomous Warfare Group ridefiniscono la dottrina acquisitiva americana: non un programma sperimentale, una ridefinizione strutturale di come gli Stati Uniti intendono combattere.
L’Europa spende. La spesa militare dei paesi europei è salita del 14% nel 2025, raggiungendo 864 miliardi di dollari secondo il Sipri. La Germania ha portato il proprio bilancio a 114 miliardi, il 2,3% del prodotto interno lordo. Ma l’Europa spende per il riarmo convenzionale — carri armati, munizioni, navi. L’intelligenza artificiale e i sistemi autonomi restano marginali nei bilanci europei.
E la tenaglia si stringe dall’altro lato. Il MATCH Act (Multilateral Alignment of Technology Controls on Hardware), avanzato in commissione alla camera degli Stati Uniti con 20 nuove misure di controllo alle esportazioni e supporto bipartisan inusuale, punta a obbligare alleati come Giappone e Paesi Bassi ad allineare le restrizioni sulla vendita di equipment per semiconduttori alla Cina — incluse le macchine litografiche di ASML. Simultaneamente, Pechino ha ampliato le restrizioni all’esportazione su 12 elementi delle terre rare e ha introdotto un quadro extraterritoriale modellato sulla Foreign Direct Product Rule americana: qualsiasi prodotto con almeno lo 0,1% di terre rare di origine cinese richiederà licenza, come documentato dal Merics.
L’Europa è compressa fra due punti di strozzatura: il controllo americano sui semiconduttori e sui modelli AI da un lato, il controllo cinese sulle terre rare che abilitano la manifattura di difesa e di semiconduttori dall’altro. Un survey del Merics su 766 esperti di Cina rileva che quasi l’80% si aspetta progressi «major» o «very major» dell’intelligenza artificiale cinese nel 2026. L’analisi di Stanford e DigiChina documenta un ecosistema cinese di modelli AI open-weight che va ben oltre DeepSeek. La narrativa secondo cui i controlli alle esportazioni americani starebbero paralizzando l’innovazione cinese richiede revisione: la Cina avanza nel design AI nonostante i vincoli, e i modelli open-weight offrono alternative che i controlli non possono bloccare.
Non un gap di spesa: una piramide di dipendenze
La piramide ha tre livelli, e l’Europa è assente da ciascuno.
Al vertice, i modelli AI. I foundation model più performanti sono americani — OpenAI, Google, Anthropic. Il Pentagono ha appena creato un mercato da 54,6 miliardi di dollari per l’AI autonoma in un singolo anno fiscale: le roadmap di prodotto, l’allocazione del talento e gli investimenti in ricerca dei fornitori si orientano inevitabilmente verso quel mercato. Un dettaglio illumina la dinamica: Anthropic è stata esclusa dal Pentagono dopo aver rifiutato a febbraio 2026 l’uso dei propri modelli per armi autonome e sorveglianza, come riportato da Cnn; la formalizzazione dell’esclusione nella lista delle 8 aziende è arrivata il 1° maggio. Le altre 7 non hanno posto condizioni. Quando il tuo fornitore di intelligenza artificiale sceglie il mercato defense americano, la tua impresa europea non perde un fornitore — diventa un cliente secondario nell’ordine di priorità di chi definisce le capacità del modello su cui hai costruito.
Al livello intermedio, i semiconduttori. ASML è il titolo europeo più esposto al MATCH Act. Se approvato, le restrizioni sulle macchine litografiche a ultravioletto verso la Cina elimineranno un mercato significativo per l’azienda olandese. Ma il mercato tratta il MATCH Act come «non ancora legge», ignorando il supporto bipartisan e lo stato avanzato del percorso legislativo. Il punto non è prevedere l’approvazione — è che l’incertezza stessa è un rischio operativo per chiunque dipenda dalla supply chain dei chip.
Alla base, le terre rare. Le restrizioni cinesi su 12 elementi colpiscono la manifattura europea di semiconduttori e di componenti per la difesa. La diversificazione è avviata — Australia, Canada, riciclo — ma opera su orizzonti di 3-5 anni. Nel frattempo, l’industria europea è esposta. Come ha argomentato War on the Rocks, i controlli sui semiconduttori sono una «combustione lenta» strutturalmente efficace, mentre le terre rare sono uno «strozzamento» drammatico ma aggirabile nel medio periodo. Nel breve, entrambi i fronti impattano la manifattura europea.
La piramide — modello, chip, minerale — non è un’ analogia. È la struttura reale della dipendenza. E si traduce in decisioni operative per ogni impresa che sta implementando l’intelligenza artificiale in contesti regolati.
La classificazione AI Act è una decisione di architettura, non un adempimento
L’AI Act dell’Unione Europea classifica i sistemi in quattro categorie di rischio. Le sanzioni per i sistemi ad alto rischio non conformi arrivano al 7% del fatturato globale. La maggior parte delle imprese europee che sta implementando agenti AI non ha ancora fatto la classificazione. E quando la faranno, scopriranno che la classificazione non è un adempimento burocratico — è una decisione di architettura che rende esplicita la dipendenza dal modello, dal fornitore, dalla giurisdizione.
L’obiezione che mi aspetto è prevedibile: il gap difesa non riguarda la mia impresa. Ma il Pentagono non sta comprando tecnologia militare in senso tradizionale. Sta comprando AI commerciale — gli stessi modelli di AWS, Google e OpenAI su cui le imprese europee costruiscono i propri sistemi — e la sta classificando. Quando il Pentagono muove 54,6 miliardi verso 8 fornitori, la roadmap di quei fornitori si riallinea. L’impresa europea che costruisce su quegli stessi modelli senza mappare questa dipendenza non sta ignorando un rischio di settore — sta ignorando un rischio di continuità operativa.
La via stretta: non sviluppare, integrare
Il gap non si colma. Non con i bilanci attuali, non con i tempi europei. Ma il gap sullo sviluppo dei modelli non è il gap sul deployment. Il Rusi argomenta che le medie potenze — Regno Unito, Francia, Germania — vincono la gara dell’integrazione, non della creazione. È un framing strategico che merita attenzione: se l’Europa compete sull’integrazione efficace dell’intelligenza artificiale nei processi di regolazione, difesa e infrastruttura critica, l’AI Act e la NIS2 cessano di essere freni e diventano acceleratori. Nessun altro mercato ha codificato un sistema di classificazione operativa dell’AI con la granularità dell’AI Act europeo. Se lo usi come adempimento, frena. Se lo usi come architettura di deployment, accelera. La differenza la fa chi lo implementa.
Un dato lo conferma: il modello Mythos di Anthropic ha identificato 271 vulnerabilità in Firefox, di cui 180 ad alta severità, in un singolo ciclo di valutazione — più di quanto auditor umani e fuzzing tradizionale abbiano trovato in 18 mesi. Il Rusi ha commentato il caso come segnale di come l’AI stia ridisegnando la cyber-difesa nazionale. Il valore difensivo dell’accesso al modello è quantificabile. Chi ha accesso governa la difesa. Chi non ce l’ha, subisce l’attacco.
La domanda operativa per il CIO e il CTO che stanno implementando agenti AI è semplice e brutale: hai classificato i tuoi sistemi sotto l’AI Act? Hai mappato la catena di dipendenza dal foundation model fino alla giurisdizione che lo governa?
Chi classifica adesso e diversifica l’architettura governa il rischio. Chi rimanda, lo subisce.
La piramide non si smonta. Si abita — con presidio sul modello, classificazione del sistema e visibilità sulle dipendenze fino al minerale che abilita il chip.





















