Università e Leonardo: perché il dual use è una scelta strategica per il futuro dell’Italia
Ogni volta che si mette in discussione la collaborazione tra università e Leonardo, il dibattito rischia di fermarsi all’ideologia. È un errore strategico.
Il concetto di dual use non significa trasformare gli atenei in centri di ricerca militare.
Significa sviluppare tecnologie che trovano applicazione sia nel settore della sicurezza sia nella vita civile: intelligenza artificiale, cybersecurity, sensoristica, materiali avanzati, spazio, robotica, calcolo ad alte prestazioni, telecomunicazioni e sistemi autonomi.
Sono le stesse tecnologie che alimentano l’industria del futuro.
Basta osservare cosa fanno Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania e Giappone.
Le grandi università collaborano con l’industria della difesa perché è lì che spesso nascono innovazioni che poi entrano negli ospedali, nei trasporti, nella protezione civile, nella medicina, nell’energia e nelle infrastrutture critiche.
Il Piano Industriale e il ruolo di Leonardo
Leonardo rappresenta uno dei principali investitori italiani in ricerca e sviluppo e nel Piano Industriale 2026-2030, ha indicato proprio nelle tecnologie dual use, nell’intelligenza artificiale, nella cybersecurity, nei sistemi multidominio e nella collaborazione con università e centri di ricerca uno dei pilastri della competitività nazionale.
Interrompere questi rapporti produrrebbe almeno tre effetti negativi.
Primo: una perdita di competenze. Ricercatori, dottorandi e giovani ingegneri troverebbero opportunità all’estero, rafforzando ecosistemi concorrenti.
Secondo: una perdita industriale. Molti brevetti, startup e spin-off universitari nascono proprio dall’incontro tra ricerca pubblica e grandi imprese tecnologiche.
La letteratura economica mostra da anni come la collaborazione università-industria migliori la capacità innovativa e il trasferimento tecnologico.
Terzo: una perdita geopolitica. Oggi la competizione internazionale si gioca sulla sovranità tecnologica.
Chi rinuncia a sviluppare competenze su AI, spazio, cyber e sensoristica diventa inevitabilmente dipendente dalle tecnologie prodotte da altri Paesi.
Regole rigorose per governare il cambiamento
Naturalmente servono regole rigorose: trasparenza, controllo etico, libertà della ricerca e piena autonomia accademica.
Ma una cosa è governare le collaborazioni, un’altra è interromperle.
Il vero rischio non è il dual use.
Il vero rischio è che l’Italia rinunci a essere protagonista proprio nei settori ad altissimo valore aggiunto che determineranno la crescita economica dei prossimi decenni.
In un mondo in cui innovazione, sicurezza e competitività sono sempre più intrecciate, università e industria devono dialogare. Perdere questo patrimonio significherebbe perdere una parte del futuro industriale del Paese.
Possiamo permettercelo? Io penso di no…




















