Dagli UAV ai robot umanoidi: la strategia dell’“Army of Robots”
Controversamente rimosso dall’incarico dal presidente Volodymyr Zelensky a luglio, Fedorov ha concentrato la sua attenzione sul settore defense tech, fondando un proprio fondo e una nuova azienda.
Il concetto alla base dell’ “Army of Robots” prevede l’impiego operativo di robot umanoidi che opereranno in modo autonomo a fianco di veicoli aerei senza pilota (UAV), veicoli terrestri senza pilota (UGV) e altri sistemi d’arma non guidati.
Nelle intenzioni iniziali, i robot svolgeranno compiti di supporto logistico rapido sul campo:
-
ricaricare una mitragliatrice;
-
sostituire una batteria;
-
installare un sensore.
L’obiettivo a lungo termine prevede tuttavia il coinvolgimento dei robot umanoidi in ruoli di combattimento attivo, incluso il confronto con le forze ostili, così da ridurre l’esposizione diretta dei soldati umani al pericolo.
Secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda, il programma punta a far sì che un robot umanoide elimini un soldato russo entro i primi sei mesi dal lancio dell’iniziativa.
Il contesto tecnologico: il boom dei sistemi senza pilota in Ucraina
L’iniziativa si inserisce in un quadro di forte espansione dell’uso di sistemi senza pilota da parte delle Forze Armate ucraine nel corso del 2026.
Tramite il mercato governativo Brave1, attivo dal 2023 per accelerare l’innovazione militare e collegare i developer direttamente con i reparti in prima linea, sono stati piazzati oltre 590.000 ordini di droni a partire da gennaio.
Tra le categorie più richieste figurano:
-
Droni intercettori: progettati per dare la caccia agli UAV da ricognizione russi e contrastare i droni d’attacco unidirezionali tipo Shahed.
-
Droni FPV di tipo copter: mantengono la seconda posizione tra le richieste.
-
UAV kamikaze ad ala fissa: hanno registrato la crescita più rapida, con picchi mensili pari a sei volte il livello di gennaio.
-
Droni bombardieri e “mothership”: i primi guidano la spesa complessiva, mentre i secondi, impiegati per rilasciare UAV più piccoli, rientrano tra le tecnologie più costose.
A supporto della catena di approvvigionamento, il sistema a ePoints di Brave1 consente ai reparti di combattimento di acquisire droni, UGV e strumenti di guerra elettronica in base alle missioni compiute (ricognizione confermata, operazioni di sciopero, logistica robotica o evacuazione), garantendo ai produttori un feedback rapido e riducendo i tempi medi di consegna degli articoli in stock a soli otto giorni (con picchi di spesa mensili superiori a 5 miliardi di UAH a giugno).
Anche l’utilizzo dei veicoli terrestri senza pilota (UGV) ha registrato un forte incremento, passando da 67 unità operative sul finire del 2025 a 167 nella primavera del 2026.
Partnership internazionali e la strategia di hub globale
Per consolidare la propria posizione di hub globale per l’innovazione della difesa, l’Ucraina ha lanciato a giugno Brave International, stabilendo un framework per iniziative internazionali che includono UNITE Brave NATO, Brave Norway, Brave France, Brave Germany e Brave Lithuania, con un budget iniziale superiore a 100 milioni di euro.
La spinta globale ha attratto anche importanti partner industriali: a luglio, Airbus Defence and Space è diventata la prima azienda industriale occidentale a unire le forze con Brave1, mentre il Canada ha annunciato l’intenzione di costruire un proprio mercato di droni basato sul modello ucraino.




















