Riflessioni di varia natura sono oggi imposte dalla circolazione di contenuti manipolati o generati tramite algoritmi avanzati. Novità sostanziali che ridisegnano la geografia del sequestro preventivo sul web, sono rinvenibili nel recente schema di decreto legislativo di adeguamento all’AI Act.
Emerge come il legislatore abbia inteso superare la logica del solo “profilo personale” introdotta dal decreto sicurezza per concentrarsi sul “contenuto illecito” in quanto tale.
E’ evidente che tale evoluzione risponde a una necessità pratica considerato che i file multimediali contraffatti viaggiano rapidamente su URL specifici, siti web e piattaforme indipendenti, spesso slegati da un account identificabile.
Ci troviamo,quindi, di fronte, ad una vera e propria gradualità cautelare.
L’autorità giudiziaria può calibrare l’intervento partendo dall’oscuramento del singolo link mirato per arrivare, solo nelle fattispecie più gravi, al sequestro dell’intero profilo social.
Il vero crinale di questa riforma è rappresentato dal bilanciamento tra l’esigenza di bloccare tempestivamente la diffusione di reati gravi -come la diffusione illecita di contenuti falsificati, l’inganno elettorale o la creazione di materiale intimo non consensuale- e il rischio di comprimere la libertà di espressione o di travolgere contenuti leciti.




















