Non solo turisti. Non solo espatriati. Molti arrivano in Asia convinti di aver trovato un lavoro ben retribuito. In realtà vengono rapiti e trasformati in schiavi del cybercrimine.
È il fenomeno dei cosiddetti “scam compounds”, enormi complessi fortificati sorti soprattutto lungo il confine tra Myanmar e Thailandia.
Secondo le Nazioni Unite, almeno 120.000 persone sarebbero trattenute solo in Myanmar, mentre altre centinaia di migliaia risultano coinvolte in strutture analoghe distribuite nel Sud-est asiatico.
Dalle finte offerte di lavoro al rapimento: come funziona la trappola
Le organizzazioni internazionali parlano ormai di una vera e propria emergenza umanitaria. (Unog Newsroom)
Le vittime rispondono a offerte di lavoro per impieghi nel marketing, nell’assistenza clienti, nell’informatica o nei casinò, spesso con stipendi compresi tra 2.000 e 5.000 dollari al mese.
Una volta atterrate in Thailandia o in altri Paesi della regione, vengono trasferite clandestinamente oltre confine, private del passaporto e rinchiuse in complessi controllati da organizzazioni criminali armate.
Poi ci sono i normali rapimenti di turisti con finti tour.
Da quel momento inizia una forma di schiavitù moderna.
All’interno dei compound: turni di 20 ore e torture psicologiche
Le testimonianze raccolte dall’ONU descrivono turni che possono arrivare a 18-20 ore al giorno, pestaggi, scariche elettriche, torture psicologiche e minacce nei confronti delle famiglie per costringere le vittime a gestire truffe sentimentali, falsi investimenti in criptovalute, phishing e frodi finanziarie.
Dietro questo sistema si muove un’economia criminale gigantesca.
Le stime ONU indicano che i principali centri di truffa della regione generano decine di miliardi di dollari l’anno, con valutazioni che arrivano fino a 40 miliardi di dollari di ricavi annuali.
Si tratta ormai di un’industria transnazionale che sfrutta infrastrutture digitali, intelligenza artificiale e reti di riciclaggio internazionale. (estatements.un.org)
Perché il recupero delle vittime è estremamente difficile?
Recuperare le vittime è estremamente difficile.
Molti compound si trovano in aree controllate da milizie locali o gruppi armati, dove l’autorità dello Stato è limitata o assente. Anche quando una persona riesce a lanciare un allarme, le operazioni di liberazione richiedono una complessa cooperazione tra governi, forze di polizia e organizzazioni internazionali.
Le recenti operazioni lungo il confine thailandese hanno consentito di liberare migliaia di persone, ma numerosi sopravvissuti sono ancora in attesa di rimpatrio e la rete criminale continua ad adattarsi e a spostare le proprie basi operative. (The Guardian)
Cosa rischiano i cittadini italiani?
L’Italia non effettua blitz militari o operazioni di recupero autonome in territori di questo tipo.
Una volta finiti nelle mani di queste organizzazioni criminali, il rientro può richiedere mesi e, nei casi peggiori, diventare estremamente complesso.




















