La sicurezza informatica non riguarda più soltanto il furto di password o il blocco dei computer, ma punta direttamente a manipolare il nostro modo di pensare. Questo fenomeno prende il nome di cognitive hacking. Attraverso l’uso dell’Intelligenza Artificiale generativa, i sistemi tecnologici riescono ad analizzare le nostre abitudini per confezionare messaggi e notifiche iper-personalizzati, capaci di orientare le nostre scelte quotidiane in modo quasi invisibile.
Da un punto di vista legale, questo scenario cambia completamente le regole del gioco. Non basta più difendere la nostra privacy o i nostri dati personali, ma occorre tutelare la nostra libertà di scelta e la nostra capacità di decidere senza condizionamenti occulti. Quando un algoritmo impara a conoscere i nostri punti deboli e li usa per convincerci a fare qualcosa, siamo di fronte a una vera e propria alterazione della nostra volontà.
Proteggere i cittadini non significherà più soltanto blindare i server, ma garantire che ognuno di noi resti l’unico e legittimo proprietario delle proprie decisioni.






















