Dati, metadati, documenti, fascicoli, copie e duplicati sono regolamentati in modo contorto nella normativa sulla digitalizzazione e generano così rebus terminologici non sempre decifrabili per giuristi, informatici e archivisti che devono confrontarsi sempre più spesso tra loro per trovare una strada interpretativa possibile nei sistemi di gestione documentale e conservazione.
Il caos definitorio: il conflitto tra Data Act e Regolamento eIDAS
A livello europeo, secondo le definizioni più recenti ricavabili dal Data Act, per «dati» si intende “qualsiasi rappresentazione digitale di atti, fatti o informazioni e qualsiasi raccolta di tali atti, fatti o informazioni, anche sotto forma di registrazione sonora, visiva o audiovisiva”.
I «metadati» vanno invece considerati, sempre secondo il Data Act, come “una descrizione strutturata del contenuto o dell’uso dei dati che agevola la ricerca o l’utilizzo di tali dati”.
Queste definizioni andrebbero coordinate concettualmente con quanto considerato dal regolamento eIDAS come «documento elettronico», e cioè “qualsiasi contenuto conservato in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva”.
Ed eIDAS precisa inoltre che il servizio fiduciario di archiviazione elettronica si riferisce sia a dati e sia a documenti elettronici.
Il labirinto del CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale)
Il nostro Codice dell’Amministrazione Digitale ci ricorda invece che la PA “raccoglie in un fascicolo informatico gli atti, i documenti e i dati del procedimento medesimo da chiunque formati”.
E per lo stesso CAD il documento informatico è un documento elettronico che contiene una rappresentazione informatica di atti, fatti e dati giuridicamente rilevanti.
Così come vanno distinte le copie per immagine, le copie informatiche e i duplicati informatici in una serie di definizioni non sempre allineate con il diritto civile e amministrativo e – ancora peggio – non ben coordinate tra loro.
Avevo scritto tempo fa un pamphlet sui paradossi dadaisti della digitalizzazione prevista ex lege. È ancora (tristemente) attualissimo, mentre si attende l’ennesima (minuscola) riforma del CAD.
In realtà, l’intera materia andrebbe rivista e sistematizzata per tenere conto delle esigenze di semplificazione dettate dalla trasformazione digitale (che è in atto da trent’anni a questa parte).
Oltre il dualismo: verso l’e-archiving e il superamento del documento
Andrebbe probabilmente ratificato un superamento concettuale del dualismo dato informativo (e metadato) – documento e dovremmo anche interrogarci sulla continuità logica tra preservation e e-archiving, in un ponte interpretativo tra eIDAS, CAD e Linee Guida AgID (passando per lo standard OASIS ovviamente).
E invece ogni articolo che vedo nella mia rassegna stampa giornaliera parla solo di intelligenza artificiale, che intelligenza poi non è e finisce per amplificare ciò che non va.
L’illusione dell’Intelligenza Artificiale Generativa
Del resto, stiamo discutendo da un paio di anni di modelli di intelligenza aumentata e, se l’intelligenza (naturale) zoppica, finiscono per zoppicare inevitabilmente anche essi.
Dovremmo finalmente abolire la parola “antropocentrismo”, intanto, e iniziare a parlare non del cammino dall’uomo alla macchina… ma dalla macchina all’uomo.
Perché mi sembra che le intelligenze artificiali generative abbiano già fatto abbastanza danni.
Ma questa è un’altra storia (che non vuole essere raccontata).




















