Tra automazione e controllo: il paradosso di Meta Muse
Meta ha lanciato recentemente Muse, l’agente AI “personale per tutti” di Zuckerberg che prenota visite mediche, fa acquisti, gestisce finanze, manda email, in pratica ha le tue chiavi di casa, del portafoglio e dell’agenda.
Per evitare conseguenze legali da comportamenti fuori controllo , Meta avverte che: “l’agente può commettere errori o compiere azioni impreviste, controllate il suo lavoro”.
Dunque Meta ci mette a disposizione un agente di cui ci dovremmo fidare per fare il lavoro per noi e che invece dobbiamo controllare passo per passo perché potrebbe provocarci dei danni.
Al posto di goderci lo shopping Meta ci propone di divertirci a controllare il suo agente.
Un curriculum pesante in fatto di privacy e sicurezza
Stiamo parlando di una società che ha condiviso con Cambridge Analytica i profili di 87 milioni di utenti e a cui l’FTC ha comminato una multa di 5 miliardi di dollari , che in un data leak del 2019 sanzionato dall’Autorita della Privacy irlandese ha rilasciato 533 milioni di profili, che ha ricevuto una multa di 1,3 miliardi di euro di multa dalla Commissione Europea per il trasferimento illegale di dati negli Stati Uniti e che recentemente è stata costretta ad accettare 18 miliardi di dollari di risarcimenti per danni ai minori.
Considerazioni finali
Eppure secondo un sondaggio di Oppenheimer & Co. su 1.500 consumatori statunitensi, pubblicato negli ultimi giorni, che chiedeva a chi affiderebbero le proprie password, l’8% ha indicato Meta.
Saggiamente il 58% degli intervistati ha comunque dichiarato che non condividerebbe le proprie password con nessun agente AI, a prescindere dal fornitore.




















