Dall’inizio dell’invasione russa su larga scala nel 2022, il conflitto in Ucraina si è progressivamente trasformato in uno dei laboratori militari più avanzati del mondo. Se nei primi mesi l’attenzione internazionale si è concentrata soprattutto sull’uso massiccio dei droni offensivi o da ricognizione aerei e dei sistemi navali senza equipaggio nel Mar Nero, con il drone marittimo Magura V5, sviluppato nel 2022, rappresenta uno degli esempi più avanzati dell’evoluzione dei sistemi senza equipaggio impiegati nei conflitti contemporanei. Il sistema presenta caratteristiche tecniche significative: una lunghezza di 5,5 metri, una larghezza di 1,5 metri e un’altezza sopra il livello dell’acqua di circa 0,5 metri. È in grado di raggiungere una velocità massima di 42 nodi (circa 78 km/h) e possiede un’autonomia operativa fino a 450 miglia nautiche (circa 833 km). Il drone può trasportare un carico da combattimento fino a 320 kg di esplosivi ed è controllato a distanza tramite sistemi di comunicazione satellitare, tra cui Starlink e Kymeta, oltre a collegamenti radio terrestri.
Parallelamente allo sviluppo dei droni marittimi e aerei, il panorama tecnologico militare sta entrando in una nuova fase caratterizzata dalla diffusione di sistemi robotici terrestri armati. In questo contesto stanno emergendo i Uncrewed Ground Vehicles (UGV), ovvero veicoli terrestri senza equipaggio progettati per svolgere missioni operative in ambienti ad alto rischio.
Lo sviluppo dei UGV (veicoli terrestri senza equipaggio) segue due principali linee progettuali. La prima consiste nell’adattamento di piattaforme militari già esistenti, originariamente progettate per equipaggi umani. Esempi significativi sono l’impiego del telaio del HMMWV nel programma US Army Robotic Combat Vehicle, il veicolo cingolato Wiesel prodotto da Rheinmetall, oppure l’UGV britannico Black Knight UGV, basato su componenti del M2 Bradley.
La seconda linea riguarda invece UGV progettati su piattaforme dedicate, spesso di dimensioni ridotte e appartenenti alle categorie “mini” o “small”, come il W-MUTT statunitense. Oltre alle capacità offensive, questi sistemi possono svolgere anche funzioni di ricognizione, supporto sensoriale o trasporto logistico.
Dal punto di vista armamentistico, la progettazione degli UGV deve affrontare il problema del rinculo delle armi e della stabilità del mezzo su terreni irregolari. Per questo motivo si adottano generalmente due soluzioni: l’impiego di armi senza rinculo, come i missili, oppure di armi convenzionali con rinculo, che però richiedono piattaforme più pesanti e stabili. Nei sistemi più compatti si tende quindi a privilegiare missili o armi di calibro ridotto, spesso associate anche a munizioni specializzate, come munizioni circuitanti (loitering) o sub-calibro.
Un approccio particolarmente articolato è quello sviluppato dalla Russia, che ha realizzato diversi prototipi di UGV testati in conflitti recenti. Tra questi spicca la famiglia Kungas UGV, progettata per coprire tutte le principali categorie operative.
Infine, un segmento emergente è rappresentato dai micro-UGV, sistemi estremamente compatti, paragonabili a piccole auto radiocomandate, pensati per supportare operazioni di forze speciali o fanteria leggera. Nonostante le dimensioni ridotte, possono essere equipaggiati con armi di piccolo calibro, come una canna di pistola da 9 mm, e sono progettati per avvicinarsi al bersaglio in modo discreto ed efficace a breve distanza.
Gli UGV stanno diventando una componente sempre più rilevante delle operazioni militari moderne. Il loro impiego consente di svolgere attività di ricognizione, supporto logistico, sminamento e, in alcuni casi, ingaggio diretto del nemico, riducendo l’esposizione del personale umano al combattimento. Nel contesto del conflitto in Ucraina, dove la pressione demografica e l’elevato numero di perdite rappresentano una sfida strategica significativa, queste piattaforme vengono considerate non solo come strumenti di supporto tattico, ma anche come una risorsa fondamentale per preservare il personale militare.
Secondo, l’articolo della BBC, “Armed robots take to the battlefield in Ukraine war” di Vitaly Shevchenko diversi comandanti ucraini, affermano che gli UGV sono già stati impiegati con successo per respingere attacchi russi, sorvegliare posizioni avanzate e persino catturare soldati nemici. In taluni casi, si ritiene che l’utilizzo degli UGV sia avvenuto senza la presenza di soldati sul luogo dello scontro.
Secondo Oleksandr Afanasiev, comandante del battaglione UGV della brigata K2 Brigade, la sua unità rappresenterebbe il primo battaglione al mondo dedicato ai veicoli terrestri senza equipaggio. Nelle operazioni sul campo, questi robot vengono spesso equipaggiati con mitragliatrici della famiglia Kalashnikov montate sulla parte superiore del veicolo, trasformandoli in piattaforme mobili di supporto al fuoco. Il loro principale vantaggio operativo risiede però nella capacità di operare in ambienti ad altissimo rischio, permettendo di svolgere missioni di combattimento e ricognizione riducendo l’esposizione diretta dei soldati
Secondo Afanasiev: “Un robot può essere sacrificato. Un soldato no”.
Oltre ai sistemi armati con mitragliatrici, le forze ucraine stanno sperimentando anche UGV kamikaze alimentati a batteria e carichi di esplosivo, facendo anche un minimo confronto La versione russa è dotata di una sola mina, ma la versione ucraina può trasportare fino a due mine anticarro ТМ-62 denominato RATEL.
Il sistema RATEL è progettato per colpire veicoli militari pesanti, in particolare carri armati, attivandosi sotto il bersaglio. Nella configurazione originaria, la detonazione avviene quando il peso del cingolo di un carro armato o la ruota di un veicolo comprime la copertura superiore della mina. Tuttavia, diverse analisi indicano che il dispositivo potrebbe essere stato adattato sul campo per consentire anche l’innesco remoto, ampliando le opzioni tattiche e permettendo agli operatori di attivare l’esplosione nel momento più opportuno per massimizzare l’efficacia contro il bersaglio.
A differenza dei droni aerei, facilmente rilevabili dal rumore, gli UGV si muovono quasi in silenzio, rendendo più difficile al nemico individuare un attacco. Nonostante i progressi tecnologici, l’autonomia decisionale rimane limitata: l’apertura del fuoco resta prerogativa di operatori umani, che controllano i veicoli a distanza tramite collegamenti sicuri. Questa scelta risponde sia a motivazioni tecniche sia a vincoli etici e giuridici, evitando il rischio di attacchi su civili o non combattenti e rispettando il diritto internazionale umanitario.
In Ucraina, tuttavia, gli UGV hanno soprattutto funzioni logistiche: trasportano rifornimenti verso le linee avanzate e evacuano feriti, confermando come il loro ruolo operativo sia oggi più di supporto che offensivo.
Tuttavia, il ruolo dei robot da combattimento è destinato ad ampliarsi rapidamente. Valerii Zaluzhnyi, ex comandante in capo delle forze armate ucraine e oggi ambasciatore a Londra, ha affermato che la “robotizzazione” della guerra permetterà di mantenere l’efficacia militare riducendo il coinvolgimento umano e, di conseguenza, le vittime. Tuttavia, ha avvertito che nessun singolo Stato sarà in grado di dominare tutte le tecnologie militari critiche e che la cooperazione internazionale sarà essenziale. Nei prossimi anni, secondo Zaluzhnyi, gli attacchi militari potrebbero essere condotti da sciami di decine o centinaia di droni, operanti simultaneamente nell’aria, a terra e in mare, guidati da sistemi di intelligenza artificiale sempre più avanzati. La guerra moderna sta vivendo una svolta epocale, in cui la coordinazione di sistemi autonomi diventa strategica quanto le capacità tradizionali delle truppe. La diffusione dei droni ha già trasformato la geografia del campo di battaglia: sensori e sistemi d’attacco a distanza hanno esteso la “kill zone” fino a 20–25 chilometri dalla linea del fronte, rendendo estremamente rischiosa la presenza umana nelle aree più esposte.
In questo contesto, l’automazione rappresenta una risposta diretta alla carenza di personale militare. Entrambi gli eserciti, ucraino e russo, stanno accelerando lo sviluppo di robot da combattimento. Mosca ha già impiegato veicoli kamikaze come Lyagushka (“rana”) e sviluppa piattaforme autonome come il Kuryer, equipaggiabili con mitragliatrici e lanciafiamme.
Dall’altro lato, l’industria militare ucraina sta intensificando la produzione di UGV. Devdroid ha realizzato centinaia di robot d’attacco, mentre Tencore ha costruito oltre 2.000 unità nel 2025 e prevede di arrivare a circa 40.000 nel 2026, di cui il 10–15% armate. Secondo Maksym Vasylchenko, direttore di Tencore, in futuro i robot potrebbero persino assumere forme umanoidi e partecipare direttamente ai combattimenti. Quello che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza oggi appare come una possibile evoluzione del campo di battaglia del XXI secolo.




















