L’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente la gestione della sicurezza urbana. Non vi è dubbio che i nuovi software possano contribuire attivamente al controllo del territorio e alla prevenzione dei reati nelle nostre città. Parimenti, tuttavia, occorre interrogarci se questo utilizzo massivo della tecnologia possa colpire i nostri diritti fondamentali.
Il progresso tecnologico non può viaggiare a binari separati rispetto alla tutela della privacy e delle libertà personali. Scopriamo qual è l’attuale quadro normativo tra Italia ed Europa e dove si traccia il confine invalicabile tra sicurezza e sorveglianza.
Il quadro normativo: AI Act e Legge n. 132 del 2025
Attualmente, i testi normativi di riferimento per regolare l’uso dell’intelligenza artificiale nell’ordine pubblico sono due:
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A livello europeo: l’AI Act (Artificial Intelligence Act), il primo regolamento globale sull’intelligenza artificiale che adotta un approccio basato sul rischio.
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A livello nazionale: la Legge n. 132 del 2025, che disciplina l’introduzione di queste tecnologie nel contesto italiano.
Entrambi i testi mettono un freno a derive autoritarie, vietando severamente il riconoscimento facciale biometrico in tempo reale negli spazi pubblici. Questo divieto assoluto decade solo per pochissime eccezioni, tassativamente legate a minacce imminenti (come la prevenzione di attacchi terroristici o la ricerca di vittime di rapimento).
Il principio del controllo umano (Human-in-the-loop)
Il fatto che la tecnologia abbia oggi potenzialità incredibili non significa, e non può significare, che la stessa abbia carta bianca. I diritti fondamentali devono sempre essere rispettati e non sono in alcun modo negoziabili.
Ciò si traduce, in primo luogo, nell’obbligo del controllo umano (human-in-the-loop):
Nessun software o algoritmo può sostituire un agente di Polizia o un giudice nel prendere decisioni che limitano la libertà personale o nell’emettere sanzioni.
L’intelligenza artificiale può, quindi, avere solo un ruolo di supporto istruttorio.
Trasparenza, Bodycam evolute e Valutazione d’Impatto (DPIA)
Da questa impostazione giuridica discendono obblighi stringenti per le istituzioni. Le forze dell’ordine e le pubbliche amministrazioni devono sempre redigere una rigorosa valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA) prima di adottare sul campo strumenti di sorveglianza avanzati, come le bodycam evolute.
Parimenti, proprio per evitare derive autoritarie, i cittadini mantengono il diritto alla trasparenza: ognuno di noi ha il diritto di essere informato se un sistema automatizzato sta elaborando o analizzando le proprie informazioni personali.
Polizia Predittiva: Utile per i trend, non per punire il futuro
Se è vero che i software di analisi predittiva (come i noti sistemi Keycrime o Giove) possono essere di grande utilità sul piano puramente investigativo, il loro raggio d’azione deve essere limitato.
Questi sistemi basati su algoritmi predittivi possono essere impiegati al massimo per:
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Mappare il territorio in modo intelligente.
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Analizzare i trend della criminalità.
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Ottimizzare i pattugliamenti delle volanti.
Al contrario, non possono in alcun modo essere utilizzati per profilare i singoli cittadini o per punire reati non ancora commessi, evocando scenari distopici.
Conclusioni: Difendere lo Stato Democratico
La voglia sempre più crescente di sicurezza e le potenzialità offerte dalle attuali tecnologie non devono mai farci abbassare la guardia. La protezione dei diritti fondamentali resta il pilastro portante sul quale si fonda uno Stato democratico realmente degno di tale nome. L’efficienza tecnologica è un valore, ma la libertà umana lo è di più.






















