Mi capita di ascoltare sempre più spesso alcuni speaker raccontare in modo soddisfatto che il modello di IA generativa di turno ha finito per dar loro ragione su un determinato argomento…come se questa fosse una conquista.
Tutto ciò è preoccupante, perché significa che anche professionisti preparati, di elevata cultura, sono facilmente ingannati da ciò che i LLMs (Large Language Models) e/o LMMs (Large Multimodal Models) suggeriscono, assecondandoci.
Questi modelli sono strutturati per affabulare, conversando e confermando tendenzialmente le nostre richieste in modo sottile, “ragionato” e costante.
E va preso atto di questo.
Come andrebbe preso atto del fatto che, soprattutto per i modelli più generalisti, l’immenso dataset a loro disposizione è spesso “sporco”, non selezionato, e va quindi orientato, attraverso prompt accurati, in modo da ottenere risultati utili (e comunque sempre da verificare con attenzione).
Infine, mi permetto un’ultima riflessione.
In Europa la normativa sulla data protection, nonostante le spinte non sempre appropriate di “semplificazione” offerte dal Digital Omnibus, resta molto rigorosa ed estremamente garantista.
Ad esempio, il 7 luglio scorso l’EDPB ha adottato sia le Linee guida 02/2026 sull’anonimizzazione sia le Linee Guida 03/2026 sullo scraping web per l’IA generativa, ora in consultazione pubblica, che spiegano tra le altre cose come e quando un dato possa considerarsi anonimizzato, uscendo così dal perimetro del GDPR.
Sono espressi principi importanti, ad esempio si precisa che l’anonimato va valutato dalla prospettiva dell’entità rilevante e si richiamano alcuni criteri come il “No Record Isolation”, il “No Linkage” e il “No Inference”, ma – in particolare – si sottolinea che l’anonimizzazione è un trattamento che necessita di una base giuridica adeguata prima di essere posto in essere, a tutela dei nostri diritti e delle nostre libertà fondamentali.
Pensiamo ai dati appartenenti a categorie particolari, come quelli relativi alla salute o alla vita sessuale delle persone.
E successivamente diamo uno sguardo a ciò che accade sistematicamente nel social web, che è notoriamente base comune di tanti modelli generali per la costruzione dei loro “miracolosi” processi conversazionali.
Sì, qualcosa si è inceppato tra realtà digitale e diritto.
E non possiamo non interrogarci su come procedere adesso, in un bilanciamento delicatissimo che riguarda tutte e tutti noi.






















