Limiti Ontologici dell’IA Generativa: Oltre il Delirio Statistico
C’è una domanda che dobbiamo porci in premessa:
«Di che pasta è fatta l’intelligenza artificiale?»
Per rispondere a questo apparentemente semplice quesito sarebbe sufficiente richiamare la famosa frase di William Shakespeare:
«Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni».
Di che pasta è fatta l’Intelligenza Artificiale? (I Sogni e i Dati)
Sì, perché – come dovrebbe essere chiaro – quel disordinato, incredibile “respiro” che sembra animare i sistemi e i modelli di IA generativa, e che tanto ci stupisce e provoca infinite discussioni (anche in punto di diritto), è semplicemente frutto dell’immenso bagaglio culturale prodotto da Noi, dalla nostra esperienza accumulata nel tempo e, quindi, da quella straordinaria produzione di dati che accompagna la nostra esistenza collettiva.
E questo invece è ciò che agisce con le correlazioni statistiche operate dall’IA generativa.
E, pertanto, i nostri veri Maestri non possono (né mai potranno) essere gli algoritmi che oggi indichiamo goffamente come nuovi “soggetti” da regolamentare, sfuggendo così alle vere domande su noi stessi.
Le intelligenze artificiali sono infatti straordinari oggetti a nostra disposizione.
E, poiché restituiscono risultati ricavati da un delirio statistico di miliardi di nostre esistenze datificate, sono in grado di sorprenderci e non sono facilmente controllabili, senza una reale consapevolezza e un attento recupero della (nostra) ragione.
Ma qualcuno che le controlla c’è.
E quel “qualcuno”, senza una nostra diffusa cosciente consapevolezza, con facilità sarà in grado di manipolarci a piacimento. Anche orientando il nostro sguardo giuridico verso regolamentazioni distorte e inutili.
Il “Delirio Statistico” e il controllo dei Pifferai
Per occuparci davvero di IA generative oggi dobbiamo assolutamente recuperare profondità di analisi e ritrovare lo sguardo di nostri veri Maestri, capaci di formare una nuova generazione di giuristi, filosofi e tecnici che sappiano guidare queste tecnologie, invece di limitarsi a subirle o a regolarle rincorrendole alla rinfusa.
Perché da loro (e solo da loro) possiamo acquisire capacità di sognare.
Recuperare la Ragione: i Veri Maestri vs l’Utopia Riproducibile
E i Maestri di oggi sono e possono essere persone di grande cultura e acume intellettuale come – appunto – Federico Faggin, o anche Luigi Ferrajoli che sta ponendo le basi di un costituzionalismo universale, proponendo una Costituzione della Terra. O Giacomo Lisi, che con incredibile entusiasmo e utopia, si preoccupa di Democrazia, Pace e Futuro. O Donato Limone che, da ormai quarant’anni, traccia con estrema lungimiranza germogli di organizzazione innovativa per il nostro Sistema Paese.
Questi germogli hanno estremo bisogno di humus utile per crescere, altrimenti appassiscono, anche a causa del vento dell’approssimazione che caratterizza un certo storytelling di questi giorni (anche sulle intelligenze artificiali).
E questi germogli hanno, quindi, assoluta necessità di contaminazioni, approcci interdisciplinari, lucida follia contenuti anche in certe bellissime opere d’arte, come quelle di Giancarlo Moscara, altro Maestro che, tra le altre cose, ha saputo raccontare la tecnologia su tela.
Del resto, solo “chi semina utopia raccoglie realtà” amava ripetere un altro grandissimo Maestro come Carlo Petrini, detto Carlin, che purtroppo ci ha lasciati il 21 maggio scorso.
E l’utopia è disperatamente umana e non riproducibile attraverso miliardi di miliardi di (nostre) copie.
Siamo fatti di pane e sogni.
E l’IA è fatta di Noi.
Ripetiamocelo ogni giorno come un mantra.





















