L’esclusione dei sistemi di intelligenza artificiale di Anthropic dal Pentagono ha causato un vero e proprio terremoto nel settore. L’uscita di scena dell’azienda ha lasciato via libera alla concorrenza, pronta a non farsi sfuggire la possibilità di accordi economicamente vantaggiosi con il governo americano.
Alcuni giorni fa il Pentagono ha emesso un ordine formale per rimuovere l’IA di Anthropic dalle operazioni militari entro un periodo massimo di sei mesi. Questa decisione, arrivata al culmine di una faida tra il Ceo Dario Amodei e i rappresentanti dell’amministrazione Trump. Contrasti che sono arrivati a un’intensità tale da spingersi fino all’interruzione di un contratto da 200 milioni di dollari che legava il governo americano all’azienda.
Secondo informazioni fatte trapelare da CBS News, l’IA di Anthropic era già profondamente impiegata in modo intensivo in diversi contesti critici della sicurezza nazionale statunitense. Nello specifico, si parla di management nel settore delle armi nucleari, della difesa contro missili balistici e del delicato ambito del cyber warfare.
Secondo fonti informate sull’utilizzo dell’IA da parte delle forze armate degli Stati Uniti, intervistate da CBS News, vari programmi legati a tale tecnologia sono già impiegati in modo attivo nell’operazione militare condotta contro l’Iran.
Nonostante una logica reticenza da parte del Pentagono su tale tema, la testata giornalistica ha raccolto testimonianze da diversi esperti dotati di conoscenza diretta delle operazioni militari, i quali hanno delineato scenari plausibili e realistici.
In particolare, stando a quanto sostenuto dall’ammiraglio della Marina in pensione Mark Montgomery, l’esercito processa ora approssimativamente 1000 potenziali bersagli al giorno, con un altissimo tasso di colpi andati a segno. Per Montgomery, sebbene l’intervento umano resti indispensabile, l’IA compie lavori di analisi in poco tempo, quando fino a qualche anno fa richiedevano giorni interi.
IA e Pentagono: come l’esercito USA sfrutta questa tecnologia
Contrariamente a quanto si possa pensare, in realtà l’utilizzo dell’IA da parte del Pentagono non è dissimile da quanto avviene con un comune utente.
Stando agli esperti, tale tecnologia è utile per riassumere e distillare informazioni da archivi con un numero enorme di dati, il tutto in tempi record.
Secondo ex funzionari di alto livello del Pentagono, l’IA analizza documenti, video e immagini trasmesse dal campo di battaglia, consentendo all’esercito di simulare scenari di guerra (noti come war-gaming) al fine di minimizzare vittime civili e di identificare le armi più efficaci per ciascun contesto specifico, ottimizzando così l’efficacia delle operazioni.
Come ha osservato l’analista di sicurezza nazionale Aaron McLean, tutto ciò rappresenta una vera e propria rivoluzione militare, con il campo di battaglia che genera un flusso di dati utili, grazie alla miniaturizzazione delle fotocamere e non solo, impensabile solo fino a pochi anni fa. In presenza di questa pioggia di informazioni, l’IA diventa uno strumento che va oltre al semplice supporto per il personale militare.
McLean ha voluto poi descrivere alcuni principi della difesa missilistica israeliana. In alcuni contesti, questa si trova a dover fronteggiare centinaia di droni e missili in poche ore. Per un team di esperti, di fatto, sarebbe molto difficile scegliere cosa intercettare, con quali mezzi e con che tempistiche. L’IA, dal canto suo, svolge questo compito con una precisione quasi disarmante.
Claude, il Large Language Model (LLM) di Anthropic, finora rappresenta l’unico sistema IA su larga scala ad aver operato attivamente sui sistemi classificati del Dipartimento della Difesa, un primato che ne sottolinea l’importanza strategica, almeno fino al recente passato.
Non solo: tale modello ha trovato larga applicazione anche in funzioni amministrative, come lo sviluppo di politiche di sicurezza e la gestione di appalti pubblici, come confermato da Josh Gruenbaum, commissario del Federal Acquisition Service.
Lo stesso Gruenbaum, interpellato da CBS News, ha sottolineato come l’obiettivo per il governo americano sia quello di aiutare le agenzie a familiarizzare con questa tecnologia, portando benefici ai contribuenti americani.
L’impegno di Claude nel conflitto con l’Iran
Va poi comunque sempre tenuto conto di come l’IA non operi in modo del tutto autonomo sul campo di battaglia. La supervisione umana resta un fattore fondamentale, così come resta il supporto di tecnologie fisiche che spaziano dall’utilizzo di portaerei a droni di vario tipo.
I large language model non pilotano aerei né lanciano missili, ma eseguono estese analisi preliminari che precedono tali interventi, preparando il terreno per esecuzioni chirurgiche.
Altre fonti contattate da CBS News hanno descritto i compiti attualmente svolti da Claude nell’ambito bellico. Si parla di vagliare enormi report di intelligence, sintetizzando la mastodontica mole di dati presenti nei documenti.
Una fonte con accesso diretto alle capacità militari dell’IA di Anthropic ha confidato a CBS News che il compito principale di Claude consiste nello sifting attraverso enormi quantità di report di intelligence, sintetizzando pattern complessi, attingendo agli archivi storici dell’esercito e accelerando il lavoro in modo esponenziale rispetto al passato. Il tutto, come già sottolineato, sotto l’occhio attento di agenti umani.
CBS News non è riuscita a verificare se sistemi Claude siano stati coinvolti nell’attacco del 28 febbraio che ha centrato una scuola in Iran causando la morte di diverse ragazze, un incidente per cui gli Stati Uniti risultano probabilmente responsabili, in un episodio che solleva diverse questioni etiche sulle precisioni operative.
L’IA fornisce un boost significativo alle operazioni militari, ma una guerra potrebbe ancora essere condotta senza di essa, ricorrendo a metodi classici. I sistemi bellici tradizionali costituiscono ancora il grosso della potenza militare statunitense. In rapporto percentuale, secondo Montgomery, nel 98% dei casi la guerra si combatte ancora con le armi convenzionali. Secondo l’ammiraglio, una guerra combattuta senza IA è ancora possibile, ma tutt’altro che saggio. Le posizioni ambigue dei concorrenti di Anthropic.
La compagnia di Amodei sta perseguendo legalmente il governo federale, accusandolo di ritorsione. Stando alla documentazione presentata da Anthropic “…La Costituzione non consente al governo di esercitare il suo immenso potere per punire un’azienda per il suo protected speech. Nessuna legge federale autorizza le azioni intraprese qui…“.
Nel frattempo, i colossi tecnologici in concorrenza con Anthropic giocano una partita su due livelli. Microsoft, OpenAI e Google hanno presentato una brevi amicus curiae a sostegno della posizione dei creatori di Claude. D’altro canto, le stesse compagnie strizzano l’occhio al Pentagono.
Per esempio, Google ha annunciato negli scorsi giorni il rilascio di agenti IA per usi militari non-classificati. Sam Altman, CEO di OpenAI, in un post su X ha parlato del potenziale impegno dei modelli IA al servizio dell’esercito statunitense, pur sempre entro i propri confini etici delimitati dalla compagnia. Questi impongono l’impossibilità di utilizzo per armi letali in modalità autonoma, per la sorveglianza di massa dei cittadini e per decisioni strategiche considerate ad alto rischio.






















