Nessun operatore ha scelto l’obiettivo o impartito comandi durante la fase operativa. Il sistema ha completato da solo tutta la procedura, passando dal rilevamento all’identificazione del target, fino a selezione del target e ingaggio, tutto grazie all’Intelligenza Artificiale.
La dimostrazione, realizzata nell’ambito del programma Affordable Loitering Modular Ammunition (ALMA) di BAE Systems Bofors, mostra i progressi dei droni dotati di AI autonoma, ma accende anche il dibattito sui rischi delle armi capaci di decidere senza l’ordine esplicito di un essere umano.
Il test ALMA e le potenziali implicazioni
L’esperimento si è svolto durante il Winter Demo 2026, un evento di tre giorni organizzato a Karlskoga, in Svezia, con la partecipazione di circa 20 startup e aziende tecnologiche.
Il progetto ALMA punta a sviluppare una loitering munition a basso costo, cioè un’arma senza pilota in grado di sorvolare un’area, cercare un obiettivo e colpirlo dopo averlo identificato.
Per la componente software, BAE Systems Bofors si è affidata a Scaleout Systems, startup con sede a Uppsala e nata nel 2018 grazie ad alcuni ricercatori dell’Università di Uppsala.
Secondo quanto riportato da Ars Technica, Scaleout ha inizialmente sviluppato sistemi di machine learning capaci di funzionare sull’hardware di veicoli commerciali e altri dispositivi.
Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, l’azienda ha spostato una parte crescente delle proprie attività verso il settore della difesa.
Andreas Hellander, cofondatore e amministratore delegato di Scaleout Systems, ha spiegato che l’obiettivo è portare l’elaborazione dei dati dei sensori direttamente sui dispositivi impiegati sul campo, così da offrire agli alleati della NATO un vantaggio strategico.
Il sistema non utilizza modelli di frontiera come quelli sviluppati da OpenAI o Anthropic.
Scaleout preferisce modelli più compatti, progettati per funzionare su dispositivi embedded e sistemi informatici con risorse limitate.
Durante la prova suddetta, l’AI ha analizzato le immagini catturate dal drone, ha riconosciuto gli oggetti presenti nell’area, ne ha stimato la posizione geografica e ha attribuito a ciascuno un livello di priorità.
Il veicolo corazzato da genio ha ricevuto il punteggio più alto, con il drone ha quindi impostato la rotta verso il bersaglio per rilasciare sullo stesso l’esplosivo.
L’intera elaborazione è avvenuta a bordo del velivolo, senza inviare dati a server esterni.
Airolit S1: potenzialità e limiti del drone autonomo
Secondo alcune fonti, il drone utilizzato nelle prove artiche era un Airolit S1 equipaggiato con un modulo NVIDIA Jetson Orin Nano e con il modello di riconoscimento degli oggetti YOLOv8 Nano.
Per catturare immagini delle vicinanze, il drone opera con riprese da 30 fotogrammi al secondo, con una velocità di movimento che può superare i 70 chilometri orari.
In una delle prove, la fase di ricognizione è durata circa 200 secondi e l’intera missione si è conclusa in meno di 320 secondi.
L’assenza di un collegamento radio continuo rappresenta un vantaggio in uno scenario caratterizzato dalla guerra elettronica.
Un drone capace di cercare e selezionare un bersaglio senza dipendere da un centro di comando può continuare a operare anche quando il segnale viene disturbato o oscurato.
Questa caratteristica riduce l’efficacia delle tecniche di jamming e aumenta la probabilità che il velivolo completi la missione.
L’autonomia, tuttavia, introduce anche rischi più elevati.
Un malfunzionamento, un errore di classificazione o un cambiamento nelle condizioni del campo di battaglia potrebbero portare il sistema a scegliere l’obiettivo sbagliato, con conseguenze devastanti.
Nello specifico, la prova non era completamente priva di supervisione umana: gli operatori avevano definito i parametri della missione, un utente aveva premuto il pulsante di avvio e un pilota era rimasto disponibile per sicurezza. Lo stesso, però, non è dovuto intervenire e il drone ha portato a termine l’azione senza comandi diretti.
BAE Systems Bofors ha presentato l’evento come un’occasione per promuovere l’innovazione nel settore della difesa e, durante una tavola rotonda, il ministro della Difesa svedese Pål Jonson si è espresso a riguardo, affermando come vi sia bisogno di più attori e imprenditori impegnati nell’industria della difesa.
La scelta autonoma dei bersagli è una realtà dagli anni ‘90
La tecnologia non costituisce il primo esempio di arma capace di selezionare in modo autonomo un bersaglio.
La munizione circuitante israeliana Harpy, operativa dagli anni ‘90, può individuare e attaccare emettitori radar le cui posizioni non erano note al momento del lancio.
La novità del test di Scaleout riguarda soprattutto la combinazione tra diversi elementi che si aggiungono a una base già solida, ovvero dimensioni ridotte, elaborazione edge, assenza di collegamenti esterni e capacità di completare l’intera catena operativa.
Il risultato arriva pochi giorni dopo un accordo internazionale sulle armi autonome.
Il 5 settembre 2026, i 128 Paesi aderenti alla Convention on Certain Conventional Weapons hanno approvato a Ginevra un testo non vincolante che potrebbe aprire la strada a future regole internazionali.
Reuters ha riferito che Stati Uniti e Russia hanno sostenuto modifiche dell’ultimo minuto, anche sui concetti di giudizio e controllo umano.
Nicole van Rooijen, direttrice esecutiva della coalizione Stop Killer Robots, ha dichiarato che tre anni di lavoro sono stati sostanzialmente “diluiti” nelle ultime ore di trattative.
Scaleout Systems è entrata nel 2025 nel programma Defence Innovator Accelerator for the North Atlantic (DIANA) della NATO, attraverso il progetto Federated Aerial Intelligence for Recon.
A giugno, l’azienda ha condotto un’altra dimostrazione presso una base dell’aeronautica svedese, mostrando il funzionamento dell’AI anche dopo la perdita del collegamento con il centro di comando.
Per ora, queste prove restano dimostrazioni controllate e non equivalgono a un ordine ufficiale della NATO o a un impiego operativo.
La domanda più delicata rimane però aperta: se un drone perde il contatto con il proprio centro di comando e nessun essere umano può intervenire, in base a quali criteri decide se colpire?




















