L’Impatto dell’Intelligenza Artificiale nella Storia Moderna
Nell’ultimo anno e mezzo l’Intelligenza Artificiale è entrata nella nostra vita.
Mai come prima una tecnologia ha avuto un impatto così ampio nella discussione sia in campo privato, aziendale che politico, anche dopo l’invenzione di internet per arrivare ad un livello simile di investimenti e di cambio di politiche industriali sono stati necessari più di 5 anni, per poi collassare in prima battuta con la famosa bolla delle dot.com facendo piazza pulita di aziende senza un vero modello di business e dando veramente slancio all’adozione della tecnologia che da li a pochi anni avrebbe ridefinito il modo di vivere, di informarci, portando, anche, ad una crescita esponenziale dei dati creati ed utilizzati.
La disciplina dell’Intelligenza Artificiale nasce nell’anno 1956, ma solo oggi con la quantità di dati digitali generati sulla rete internet ogni giorno, dalle piattaforme social agli impianti industriali è stato possibile lo sviluppo di algoritmi teorizzati.
Quasi quarant’anni fa, con programmi software capaci non solo di rispondere a determinati input ma di predirli in modo sempre più preciso ed efficacie.
Cos’è l’IA: una definizione tra tecnologia e filosofia
Partiamo, quindi, dalla definizione di che cosa è l’AI:
«Un insieme di tecnologie e metodi informatici che consentono alle macchine di svolgere attività complesse, attraverso l’elaborazione e l’apprendimento di grandi quantità di dati, riproducendo in modo più o meno accurato comportamenti e processi cognitivi tipicamente umani, ma senza reale coscienza, consapevolezza o intenzionalità.»
L’IA è un’intelligenza “simulata” o “strumentale”, priva di autentica coscienza o emozione dato che si basa su algoritmi e modelli statistici, che analizzano enormi quantità di informazioni, imparano da esse, e forniscono risposte che sembrano “intelligenti” operando attraverso l’automatizzazione della percezione, del ragionamento logico, della previsione e del processo decisionale mancando però della comprensione autentica e profonda del contesto o delle implicazioni etiche e morali che le sue azioni comportano.
Quindi anche a detta di numerosi autori e filosofi, tecnicamente non la si può (ancora) definire vera intelligenza.
Non per questo la tecnologia ad oggi disponibile la possiamo derubricare a mero strumento informatico, già oggi pone la sua rilevanza per gli impatti sociali, culturali, educativi e probabilmente geopolitici, tentando di ridefinire il nostro modo di relazionarsi, come e di più di internet.
Strategia, Tattica e Operatività nell’Era dell’IA
Cercando di capire come e se questa tecnologia può dirsi, ad oggi e nel breve-medio termine rilevante nell’ambito geopolitico andiamo ad analizzare i tre temi fondamentali della materia, la Strategia, la Tattica e l’operatività tentando di definire come l’uso dell’AI può impattare ciascuna di queste aree.
Come sappiamo le strategie dei popoli evolvono molto lentamente e raramente, sono innate, molte volte sono la proiezione di sé che si vuole dare al mondo ed alla storia, altre volte vengono delineate solo per puro spirito di sopravvivenza.
La collocazione dell’AI nella definizione delle strategie è praticamente nulla, dato che come strumento non ha un vero impatto sulla volontà dei popoli e, credo, che difficilmente lo avrà nel lungo termine.
Le tattiche sono le azioni che vengono introdotte per raggiungere la strategia prefissata, ad oggi difficilmente questo ambito è influenzato dall’AI.
Sicuramente nel perimetro sia militare che economico la creazione e l’analisi di molteplici scenari su cui prendere le decisioni supportato da algoritmi può aiutare, ma l’influenza dell’uomo nella decisione finale, ovvero su quale tattica perseguire è imprescindibile.
In questo ambito le possibilità di elaborazione dati e l’inventiva della Generative AI, la creazione di gemelli digitali simulati, la gestione di innumerevoli variabili, la velocità di calcolo, possono aiutare i decisori in una scelta più sicura e ponderata nel prepararsi al perseguimento di talune tattiche, considerando sempre, che l’irrazionalità umana ed i bias cognitivi portati dall’AI potrebbero in breve tempo inficiare qualsiasi reale beneficio.
Si possono, quindi, dedurre quali sono le azioni ed i processi operativi che rendono possibile l’attuazione delle tattiche, in questo aspetto l’AI ha già un suo impatto rilevante, con differenze tra settori ovviamente.
L’impatto dell’IA sui processi operativi e produttivi
Nei prossimi anni alla crescita dell’adozione dell’AI assisteremo ad una veloce automazione di sempre più processi potendo incidere sulle scelte operative in settori come la manifattura, le catene del valore, la finanza, la salute la difesa e le amministrazioni pubbliche strumentali alla persecuzione delle tattiche e quindi in senso più ampio delle strategie.
L’esecuzione dei processi sarà più veloce, la produttività inevitabilmente crescerà e le nazioni che riusciranno ad integrare al meglio queste tecnologie, avranno potenzialmente un maggiore surplus da poter dedicare sia per gestire l’impatto sociale che queste tecnologie avranno sui rispettivi popoli, o per imporre ed affermare una proiezione esterna sul mondo, se ne hanno una.
La sfida geopolitica che L’AI pone presenta similitudini con la dottrina della deterrenza nucleare, molte pubblicazioni la riprendono in modo dettagliato, definendo parallelismi e differenze.
Intelligenza Artificiale e atomica: analogie e differenze geopolitiche
Analizzando queste similitudini[1], dobbiamo marcare alcuni perimetri e distinguo tra la disciplina di ieri con l’attuale situazione.
La prima similitudine, è riferito al fatto che entrambe le innovazioni tecnologiche hanno, o stanno definendo una nuova dottrina geopolitica, la teoria della deterrenza nucleare a distanza di più di sessanta anni resiste in un equilibrio abbastanza definito.
La nuova disciplina sarà per molti versi sarà più complessa e presenterà differenti sfaccettature, considerando i numerosi utilizzi ed integrazioni di questa nuova tecnologia in molti processi, sarà difficile definire perimetri e matrici decisionali chiare.
La prima grossa differenza tra la arma atomica e l’AI è la sua appunto genesi.
L’AI, anche se nata in ambienti militari, si è evoluta negli ultimi anni, molto più in ambito civile, al contrario dell’arma atomica che è nata con lo scopo di sovrastare superpotenze nemiche per poi approdare all’ambito civile.
Dobbiamo considerare che l’AI anche se è già integrata con i sistemi d’arma, non sarà mai l’arma stessa.
Ad oggi qualsiasi postazione missilistica moderna, dai piccoli droni ai veicoli Unmanned più sofisticati fanno un uso intensivo di AI.
L’integrazione dell’IA nei moderni sistemi di difesa e intelligence
Inoltre, come abbiamo visto nei raid Israeliani contro l’Iran, l’AI è integrata con tutta la catena logistica e di intelligence che permettono, dallo studio del terreno alla creazione di obiettivi in tempo reale ed in movimento.
Un volume di fuoco che ha a dir poco trovato impreparato l’esercito Iraniano, la capacità computativa e decisionale, per quanto ampiamente preparata nei mesi precedenti, non sarebbe stata possibile senza una forte integrazione operativa attraverso l’AI.
Altri esempi nell’ambito della difesa, Palantir è una delle aziende ad oggi capace di creare software che unendo informazioni logistiche a creazioni di scenari simulati permettendo di provare in laboratorio operazioni di guerra prima di eseguirle nel mondo reale, agevolando sul campo l’esercito che utilizza il software creando dei percorsi programmati, aiutando in alcune situazioni a capovolgimenti di fronti quasi impensabili, come l’esempio ucraino nella riconquista di molto quadranti ad est verso la fine del 2022.
Come è evidente, la ricerca e sviluppo procede in modo condiviso tra Silicon Valley e Pentagono come in molti periodi storici, oggi più che mai le sinergie sono di assoluta priorità per entrambi, dato che, nella sfida con la Cina, ognuno ha bisogno strenuamente dell’altro.
Lavorando insieme anche per creare il momento “ChatGPT” sulla robotica, ad oggi ancora scenario futuristico, anche per via della complessità degli algoritmi, ma dove si stanno dirottando importanti investimenti sia privati che pubblici.
Altra importante differenza, la dottrina sulla deterrenza nucleare arriva in un momento di gran lunga successivo al bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, che ha reso visibile il potenziale devastante dell’arma.
La stessa dottrina è anche successiva anche alla sperimentazione della bomba ad idrogeno, ancora più letale, ponendo il governo delle stesse su fatti e scenari storici già accaduti e dispiegati nel loro potenziale in modo chiaro e completo.
Ad oggi non sappiamo cosa l’AI sarà veramente in grado di fare, quale sarà la sua vera evoluzione, in quanti anni e soprattutto se porterà degli sconvolgimenti tra nazioni ed imperi ad oggi presenti.
La sfida geopolitica tra Stati Uniti, Cina e nuove potenze emergenti
Parafrasando alcuni momenti storici analizziamo un contesto stile guerra fredda, dove si vede la contrapposizione tra due imperi, ad oggi Cina e Stati Uniti che in una trappola di Tucidide sfruttano la potenza dell’AI per prevalere sull’altro dando una traiettoria storicamente lineare agli eventi.
Ad oggi gli Stati Uniti sono più avanti in certi settori della ricerca e sviluppo, per esempio nel software e nelle CPU, ma per usare un eufemismo, la Cina non sta a guardare.
Alcuni algoritmi sul riconoscimento degli oggetti e DeepSeek sono elementi peculiari della potenza cinese anche in questo settore.
Ma un altro scenario si può imporre, meno lineare, presuppone che la potenzialità dell’AI possano favorire l’affermazione di nuove potenze o la crescita di imperi minori dandogli gli strumenti in grado di ridefinire lo status-quo.
Come gli Unni hanno sfruttato la stanchezza dell’Impero Romano Occidentale per accelerarne la caduta, anche se poi sconfitti, hanno lasciato ferite profonde permettendo ad altri popoli di camminare sulle macerie del fu impero occidentale.
Il vantaggio competitivo nel settore dei droni e della robotica
Anche l’accelerazione dell’AI e della robotica può dare strumenti a popoli che oggi dipendono completamente dal campo cinese o statunitense per perseguire, almeno localmente interessi non allineati.
Se il secondo scenario è qualcosa di fantascientifico ad oggi, dobbiamo capire il contesto della tecnologia, la sua fruizione, i rischi del cambio di paradigma, considerando che specializzazioni verticali su determinati settori sono possibili al di fuori dal contesto delle superpotenze
Per esempio, il settore dei droni dove turchi ed Iranici hanno dimostrato un notevole vantaggio competitivo, senza una grande storia industriale alle spalle, lo stesso utilizzo di questi velivoli ha avuto un impatto significativo nei teatri di guerra.
Nel relativo cambio di scenario che certi armamenti hanno presentato, ponendo anche avanzati sistemi d’arma come le contraeree sistemi obsoleti e non sostenibili nell’abbattimento di un drone avendo un rapporto di 1 a 100 in termini di costi.
Il mix di questi due scenari secondo me è la via migliore per capire come andare a ipotizzare la nuova dottrina sulla deterrenza, sulla non proliferazione ed il contenimento dell’AI.
Per meglio comprendere come sviluppare questa teoria, dobbiamo capire da che cosa è composta l’AI ad oggi, tentando di semplificare alcuni aspetti tecnologici.
Dividiamo in tre livelli l’insieme di prodotti che creano l’Intelligenza Artificiale ad oggi utilizzata e conosciuta, (in un domani la biologia potrebbe creare un nuovo livello).
Primo livello dell’infrastruttura tecnologica: l’hardware e le GPU
- L’hardware, il primo livello, le schede fisiche denominate anche GPU, capaci di eseguire in modo molto efficiente calcoli in parallelo, l’azienda di riferimento in questo settore è NVIDIA che con le sue H100 e H200 dominano il mercato dei datacenter sia pubblici che privati;
Ovviamente questa tecnologia non è ad appannaggio solo di NVIDIA, e molti altri produttori si stanno inserendo sul mercato: la stessa APPLE (dalla serie M1 in poi) li integra nei suoi dispositivi, altri esempi sono AMAZON (AWS) e MICROSOFT (AZURE) e GOOGLE (GCP) già sul mercato con loro GPU proprietarie, ospitate nei rispettivi servizi Cloud.
Secondo livello: il software di base, i firmware e l’ecosistema CUDA
- Il software di base, (firmware), definibili come secondo livello, sono quello strato di librerie e componenti che permettono di utilizzare le GPU, questi abilitatori, anche per la maggior parte degli informatici che programmano l’AI sono trasparenti.
Molte volte il livello di astrazione è tale che probabilmente solo pochi conoscono i CUDA ma sono di fatto uno dei maggiori vantaggi competitivi di NVIDIA, è importante categorizzarli a parte, perché sono alla base di tutte le computazioni parallele, venendo utilizzati anche per l’industria dei videogiochi e per le criptovalute.
Terzo livello: Machine Learning, dati e modelli di IA Generativa
- Il livello più visibile, il terzo, comprende il software necessario a creare i modelli di AI, includendo anche i dati necessari al loro addestramento.
In questo livello consideriamo gli strumenti di Machine Learning, con il suo sottoinsieme di algoritmi e librerie che prevedono l’utilizzo di rete neurali (Deep Learning) ed il suo ancora sottoinsieme che contiene gli algoritmi e le librerie per creare i modelli di Generative AI.
Sono tutte evoluzioni che avvengono stratificando algoritmi su algoritmi, usando paradigmi già conosciuti e per la maggior parte open source.
Come evidenziato sopra per i due terzi degli scenari la centralità è sul software, ponendo per questo il controllo ed il contenimento molto più complesso rispetto a componenti fisici.
Dalla Deterrenza Nucleare al MAIM (Mutual Assured AI Malfunction)
Catalogati i livelli tecnologici dell’AI cerchiamo di definire quali sono gli scenari di per costruire il Deterrence with Mutual Assured AI Malfunction (MAIM), partendo del mutual assured destruction (MAD) riferito alle armi nucleari, dove i tre macro assunti definiscono la deterrenza, la non proliferazione ed il contenimento.
Anche se, come affermato prima l’AI non ha ancora dispiegato completamente il suo impatto geopolitico, si possono già delineare quali sono i principali rischi nella tecnologia come la Manipolazione delle informazioni (deepfake) con impatto sulla società sia in termini lavorativi che di scopo (propaganda).
Le Armi biologiche, la creazione di proteine è una delle caratteristiche di numerosi modelli AI.
La capacità di coordinamento ed orchestrazione dei processi, con implicazioni su settori manufatturieri come difesa e sulle catene del valore definendo soprattutto un aumento delle capacità in ambito Cyber-Warfare, anche per attori non statali.
È proprio su questi punti che le due teorie possano convergere, dato che un rivale con un’AI significatamene più potente rappresenterebbe un’emergenza di sicurezza nazionale, per cui le superpotenze non accetteranno di trovarsi in netto svantaggio.
Invece di attendere che un rivale trasformi una super intelligenza in un’arma contro di loro, gli Stati agiranno per disabilitare i progetti di IA ritenuti minacciosi, generando una dinamica di deterrenza che potremmo definire Mutual Assured AI Malfunction (MAIM).
Le tre regole per il futuro: Deterrenza, Non Proliferazione e Contenimento
Come potremmo pianificare deterrenza, non proliferazione e contenimento, andando a intrecciarle nelle categorie tecnologiche sui tre livelli viste in precedenza:
Deterrenza
La deterrenza si potrebbe ottenere tramite la preservazione della razionalità nel processo decisionale e nei gradi di risposta alle azioni dei rivali, senza puntare su escalation incontrollate.
Per questo bisogna investire nella sicurezza informatica per evitare attacchi che possano destabilizzare oltremodo l’equilibrio di risposta.
La costruzione di datacenter in località remote potrebbe minimizzare il rischio di attacco e di impatto sui servizi primari necessari alla popolazione.
Si potrebbe distinguere tra progetti di IA destabilizzanti e usi accettabili, garantendo ispezioni assistite e coordinate tra le superpotenze.
In questo caso il livello di impatto sarebbe a livello politico andando a definire linee guida coerenti ed accettate dalle superpotenze.
Non proliferazione
La non proliferazione si potrebbe ottenere attraverso una maggior gestione e controllo degli elementi cruciali del ciclo di sviluppo e distribuzione dell’IA.
Come per gli input legati ad armi di distruzione di massa (WMD), anche i materiali di base (terre rare, silicio) macchine produttrici, designer di processori e programmatori di “base”, attuando controlli all’esportazione, una precisa geolocalizzazione sulle schede, licenze d’uso e verifica remota.
Attuando in caso di pericolo e di incertezza limitazioni di potenza (livello uno, es. sulle GPU) o di funzionalità (livello due, es. inibizione all’uso di librerie).
Contenimento
Per una politica di Contenimento corretta si dovrebbe agire a livello tre, ovvero su come sono istruiti i modelli di AI, rafforzando la cooperazione tra il governo e le aziende che ospitano o erogano servizi di datacenter, per rafforzare la sicurezza per prevenire le minacce sia interne che esterne, come accade già oggi per le aziende di distribuzione energetica.
Favorire accordi etici internazionali, stabilendo cosa è corretto o meno nell’uso e nello sviluppo dell’AI, in modo simile alla virologia, questo non ci assicura che le “linee rosse” non vengano superate (come appunto nella virologia) ma almeno il tentativo di tracciarle e definirle impostando dei guardrails (salvaguardie) a livello di modello per impedire l’uso non etico della tecnologia.
Gli stessi accordi dovrebbero prevedere dei test ciclici da parte di entità terze per la verifica del corretto utilizzo, soprattutto per i modelli open source.
L’Impatto di queste nuove tecnologie
L’accelerazione delle tecnologie e l’impatto che hanno dimostrato nelle fasi operative e probabilmente in futuro anche su quelle tattiche, potrebbe porre l’AI come abilitatore geopolitico come lo sono sempre stati i canali di comunicazione, dal corriere alla radio ed a internet.
Tenendo presente la portata differente vista le capacità predittiva e di simulazione del ragionamento che questa tecnologia sta acquisendo in modo esponenziale guardando gli ultimi cinque anni.





















