Prende forma concreta la normativa italiana sull’intelligenza artificiale con l’approvazione dei primi due decreti attuativi della Legge n. 132/2025.
Primo Decreto: Governance, Formazione e Tutela del Lavoro
Il primo schema di decreto si concentra su governance e formazione. Assegna la vigilanza ad AgID e ACN, stanzia 200 milioni di euro per l’alfabetizzazione critica nelle scuole e introduce l’obbligo di formazione nella PA e per i professionisti.
In ambito lavorativo viene fatto divieto di delegare le decisioni sui dipendenti ai software. Il licenziamento deciso interamente da un algoritmo sarà nullo.
Gli argomenti fondamentali per chi si occupa di Diritto, sono contenuti nel secondo schema di decreto, che introduce paletti strettissimi per la polizia e il riconoscimento biometrico. In primo luogo si ribadisce che non possono esserci decisioni automatizzate.
Secondo Decreto: Biometria, Sicurezza e Risarcimento Danni
L’IA può essere impiegata, ma esclusivamente come supporto all’uomo, unico deputato a prendere decisioni. Qualsiasi provvedimento che incide sulla libertà del cittadino presuppone che l’eventuale output prodotto dall’IA sia sottoposto obbligatoriamente ad una revisione umana qualificata e tracciabile.
Viene stabilito altresì che l’ identificazione biometrica in tempo reale in luoghi pubblici sia limitata a casi gravissimi (es. antiterrorismo o persone scomparse) e richiede sempre l’autorizzazione del giudice.
Lo scraping selvaggio del web, ovvero l’estrazione automatica di grandi quantità di dati, è vietato. Il riconoscimento a posteriori sarà ammesso solo a reato già avvenuto per identificare indiziati specifici.
Grandi novità si registrano in tema di responsabilità civile in quanto , per il risarcimento dei danni da IA, il decreto introduce la presunzione del nesso di causalità se il sistema viola l’AI Act.
Responsabilità Civile: l’inversione dell’onere della prova
Una norma fondamentale che inverte l’onere della prova e tutela il danneggiato dall’opacità della “scatola nera” dell’algoritmo. La conformità tecnica non basterà più a salvare le aziende, e viene introdotta l’azione diretta contro le assicurazioni.
Il che significa che se un software di intelligenza artificiale determina un danno (ad esempio, un sistema sanitario sbaglia la diagnosi o un programma aziendale penalizza un lavoratore ingiustamente), si potrà chiedere il risarcimento dei soldi direttamente alla compagnia di assicurazione di chi ha usato quel software, esattamente come si fa oggi quando qualcuno tampona un auto.
Questo spingerà molti professionisti ed aziende probabilmente a stipulare una polizza assicurativa specifica per coprire i danni causati dai loro algoritmi.






















