L’Europa mette alla prova le sue difese digitali in occasione del Cyber Europe 2026.
Durante l’ottava edizione dell’evento, si è tenuta un’esercitazione che ha simulato un attacco coordinato a porti e ferrovie.
Il test ha coinvolto oltre 5.000 partecipanti, impegnati in uno scenario da guerra ibrida. In questo contesto, la simulazione ha replicato il blocco delle infrastrutture di trasporto, attacchi ransomware e campagne di disinformazione. Ma il focus dell’iniziativa, è stata per la prima volta testata anche la Cybersecurity Reserve dell’UE.
L’esercitazione biennale, organizzata dall’Agenzia dell’Unione Europea per la Cybersecurity (ENISA), ogni volta alza il livello di complessità, cercando di replicare con la maggiore accuratezza scenari verosimili.
Questa volta, nel mirino sono state poste le infrastrutture di trasporto: porti, reti ferroviarie, sistemi di logistica. I nodi attraverso cui ogni giorno si muovono merci, passeggeri e, sempre più spesso, anche risorse militari.
Sotto il controllo di più di 100 esperti del settore e due giorni di prove riguardanti risposte in tempo reale a incidenti tecnici avanzati, crisi a cascata e garanzie adeguate per quanto concerne l’immediato ripristino tecnico e operativo dei servizi essenziali.
Un potenziale scenario catastrofico ma verosimile
Lo scenario costruito dagli organizzatori ha lasciato poco spazio alla fantasia: l’esercitazione ha riprodotto minacce concrete, ispirate a eventi già verificatisi nel panorama internazionale.
Nei porti, i sistemi di logistica e navigazione sono andati in tilt. I movimenti delle merci si sono bloccati, mentre i rischi per la sicurezza si sono rapidamente moltiplicati: gli scenari proponevano situazioni di collisioni tra imbarcazioni, con tutti i pericoli che ne derivano. Sulle reti ferroviarie, le interferenze hanno causato il congelamento dei treni nelle tratte internazionali, ritardi per migliaia di pendolari e blocchi nelle catene di approvvigionamento.
Come se non bastasse, un attacco ransomware ha paralizzato i sistemi amministrativi delle autorità di trasporto e i servizi di biglietteria, esponendo dati sensibili di passeggeri e informazioni riservate legate alla gestione delle emergenze. A completare il quadro, la diffusione di disinformazione sui social media da parte di hacktivisti, capace di amplificare il panico e rendere ancora più caotica la risposta alle crisi.
Un cocktail di minacce che, nell’era dell’interconnessione digitale, non è più un esercizio accademico ma uno scenario concreto per cui i governi europei devono essere pronti.
L’importanza dei trasporti e logistica militare
Non è un caso che ENISA abbia scelto proprio il settore dei trasporti come protagonista di questa edizione.
Secondo i dati del suo Threat Landscape, negli ultimi due anni il comparto si è collocato stabilmente tra i cinque settori più colpiti da attacchi informatici in Europa. Ferrovie e porti condividono una vulnerabilità strutturale comune: entrambi sono ambienti molto complessi, con decine di stakeholder diversi, e si trovano a dover integrare sistemi informatici datati con infrastrutture digitali moderne, senza poter mai abbassare la guardia sugli standard di sicurezza operativa.
La dipendenza da supply chain articolate e da fornitori terzi, amplia ulteriormente la superficie esposta agli attacchi. Ma c’è un elemento che nell’attuale contesto geopolitico rende il tutto ancora più critico: il ruolo crescente di porti e ferrovie nella logistica militare.
Infrastrutture che in passato erano classificate come “civili” sono oggi considerate a tutti gli effetti asset strategici, il che le rende obiettivi ancora più appetibili per attori ostili, statali o indipendenti.
Il rapporto ENISA NIS360 lo certifica con numeri impietosi: entrambi i sottosettori si trovano in una zona di rischio, con livelli di maturità in cybersecurity inferiori alla media europea e una criticità molto alta. Di fatto, sono troppo importanti per potersi permettere le vulnerabilità che ancora presentano.
Le voci degli esperti
A dare il peso politico dell’iniziativa è stata la dichiarazione di Henna Virkkunen, Vicepresidente Esecutiva della Commissione Europea con delega alla Sovranità Tecnologica.
Secondo Virkkunen “Il trasporto è essenziale per la nostra economia e la nostra vita quotidiana, ma è anche un obiettivo per le minacce cyber“. La stessa ha poi spiegato “Quando porti o ferrovie sono colpiti, gli effetti si propagano ben oltre il trasporto: si trasferiscono in altri settori come commercio e mobilità militare. Le minacce cyber attraversano i confini in secondi. L’Europa deve essere capace di agire altrettanto velocemente, insieme ai suoi partner più vicini“.
Sulla stessa lunghezza d’onda Juhan Lepassaar, Direttore Esecutivo di ENISA: “Le dipendenze cyber lungo l’infrastruttura critica europea sono la nostra realtà operativa. I nostri sistemi interconnessi espongono tutti noi a minacce comuni. Per questo la cybersecurity è una responsabilità condivisa. Cyber Europe è il luogo dove lavoriamo insieme per costruire preparazione e capacità di risposta, per essere pronti quando la crisi arriva davvero“.
EU Cybersecurity Reserve
Come già accennato, l’edizione 2026 ha segnato un precedente importante. Per la prima volta nell’ambito di Cyber Europe è stata messa alla prova l’EU Cybersecurity Reserve, il meccanismo previsto dall’articolo 14 del Cyber Solidarity Act europeo, operato direttamente da ENISA. La Reserve è composta da un pool di fornitori di servizi di sicurezza gestiti da figure fidate, che possono essere attivati in caso di incidenti di portata significativa.
Durante l’esercitazione, i partecipanti sono stati chiamati a seguire le Standard Operating Procedure di ENISA per attivare la risposta agli incidenti attraverso questo meccanismo, testando per la prima volta in un contesto simulato realistico la catena di comando e le procedure operative. Un passo fondamentale per verificare che l’architettura costruita sulla carta funzioni anche sotto pressione.
A fare da cornice a questo test vi è stato anche l’EU Cyber Blueprint, il quadro di riferimento per la gestione delle crisi informatiche adottato nella sua versione rivista nel giugno 2025, che mira a rafforzare la risposta coordinata dell’UE in caso di incidenti su vasta scala.
Un’esercitazione come Cyber Europe non è un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso continuo. Nei prossimi mesi ENISA condurrà una valutazione approfondita di quanto emerso nei due giorni di simulazione, secondo la sua Cybersecurity Exercise Methodology. I risultati confluiranno in report specifici e dettagliati, con le lezioni apprese e le raccomandazioni concrete per colmare le lacune identificate.




















