Il contesto della sicurezza informatica è ormai una lotta tra guardia e ladri, una continua sfida tra hacker ed esperti di cybersecurity, con ciascuna delle due parti coinvolte che affina in modo costante gli strumenti a disposizione. A rendere questa contesa ancora più intricata è stato il diffondersi dell’Intelligenza Artificiale, perché all’inizio si penso: ora con l’IA sconfiggeremo i pirati informatici. Ma i primi ad usarla in modo intensivo sono stati proprio loro.
IA e criminalità informatica
Sebbene addetti ai lavori e sviluppatori di modelli abbiano avvertito per anni sui potenziali rischi di AI abbinata ad attacchi informatici, le prove effettive di abusi sono state finora limitate rispetto ai veri rischi. Nonostante ciò, presto questa tendenza cambierà.
Sono infatti numerose le prove che dimostrano come i criminali informatici utilizzano con costanza strumenti AI per accelerare la ricerca di vulnerabilità, sviluppare nuovi exploit di codice e creare campagne di phishing. Dall’altra parte della barricata, le aziende di IA integrano misure di sicurezza direttamente nei modelli di base per tenere il passo con gli attaccanti.
IA come angelo o diavolo?
IA alleata o nemica della sicurezza informatica? In sostanza, né angelo né diavolo, ma l’uno e l’altro assieme.
Come descritto in un recente report di Amazon, gli esperti hanno evidenziato un salto di qualità nell’uso dell’IA da parte dei cybercriminali. Nello specifico, i ricercatori hanno spiegato come diversi hacker russofoni abbiano impiegato svariati servizi di IA generativa, comunemente accessibili online, per pianificare e gestire attacchi informatici.
Le azioni descritte, a quanto pare, interessano nella maggior parte dei casi firewall mal configurati, con campagne che hanno preso di mira vittime di oltre 55 Paesi solamente tra gennaio e febbraio 2026.
Il caso FortiGate
L’operazione più altisonante ha interessato oltre 600 sistemi protetti da firewall FortiGate, con tanto di massiccia scansione delle pagine di login esposte su internet e conseguente tentativo di accesso sfruttando credenziali di sicurezza largamente utilizzate online.
Una volta ottenuti gli accessi, i cybercriminali hanno estratto database di credenziali e attaccato i sistemi di backup. Il modus operandi attuato dai malviventi lascia pensare all’intenzione di effettuare un attacco ransomware su vasta scala.
Sebbene questa campagna sia risultata fallimentare, gli esperti restano molto preoccupati vista l’elevata accessibilità di strumenti che, da una ristretta cerchia di hacker, ora sono disponibili a una vasta platea di malintenzionati.
Il Report Crowdstrike
A rafforzare i timori legati al binomio IA e crimini informatici è stato un recente report di CrowdStrike. Lo studio della società di sicurezza ha infatti rivelato come i tempi medi di breakout (ovvero l’intervallo tra la prima breccia in una rete da parte di un’aggressione e il movimento verso altri sistemi) sono scesi a soli 29 minuti nel 2025, il 65% più veloci rispetto al 2024.
A novembre, Anthropic ha affermato di aver rilevato un gruppo legato al governo cinese che utilizzava l’assistente Claude Code dell’azienda per condurre una campagna di spionaggio su larga scala.
Il gruppo ha impiegato jailbreak (prompt progettati per aggirare le impostazioni di sicurezza di un modello) per ingannare Claude nell’eseguire gli attacchi. Hanno inoltre suddiviso la campagna in sotto-task più piccoli e apparentemente innocui per rendere ancora più difficile l’individuazione dell’operazione. L’azienda ha sostenuto che gli hacker abbiano automatizzato tra l’80% e il 90% delle operazioni con lo strumento.
Le contromosse della cybersecurity
Le aziende specializzate in cybersecurity, dal canto loro, non stanno di certo con le mani in mano. Le principali aziende del settore stanno infatti integrando l’IA nelle loro piattaforme difensive.
CrowdStrike, per esempio, ha di recente lanciato due nuovi agenti IA, uno progettato per analizzare malware e suggerire strategie difensive, e un altro che setaccia in modo attivo i sistemi alla ricerca di minacce emergenti. Allo stesso modo, Darktrace ha introdotto nuovi strumenti IA progettati per automatizzare il rilevamento di attività di rete sospette.
Aikido Security ha da poco tempo rilasciato un nuovo strumento che utilizza agenti IA per simulare cyberattacchi su ogni nuovo software creato da un’azienda, una pratica nota come penetration testing, per identificare e correggere le vulnerabilità in modo automatico.
Con queste premesse, i prossimi mesi e anni saranno un continuo conflitto tra hacker ed esperti di sicurezza informatica. L’adattabilità alle continue novità nel contesto IA potrebbe costituire il proverbiale ago della bilancia per determinare chi emergerà come vincitore di questa sfida.




















