L’indagine dell’Eurobarometro 2026
Tre dipendenti su quattro nell’Unione Europea hanno affrontato email, messaggi o link sospetti sul luogo di lavoro.
È quanto emerge dal nuovo Flash Eurobarometro 576, pubblicato dalla Commissione Europea in concomitanza con l’avvio del Mese europeo della cybersicurezza in tutti i 27 Stati membri.
L’indagine — condotta online tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2026 su un campione di oltre 25.000 cittadini UE — accende i riflettori sullo stato della sicurezza informatica negli uffici europei, evidenziando sfide cruciali e il divario tra la percezione del rischio e le pratiche quotidiane.
Le minacce più diffuse: dal phishing alle truffe IA
Tra i lavoratori che utilizzano strumenti digitali, il panorama delle minacce informatiche sul posto di lavoro si conferma eterogeneo e in evoluzione:
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Phishing: La minaccia numero uno, segnalata dal 39% dei dipendenti (tramite messaggi o siti web fraudolenti per sottrarre dati).
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Furto di dati personali: Rilevato nel 18% dei casi.
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Attacchi malware: Segnalati dal 17% dei lavoratori.
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Furto di password: Al 16%.
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Truffe generate dall’Intelligenza Artificiale (IA): Già al 15%.
Consapevolezza alta, ma cattive abitudini quotidiane
I dati evidenziano un paradosso: la consapevolezza dei rischi è elevata, ma non si traduce sempre in una corretta igiene informatica quotidiana.
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Il divario: Sebbene l’83% riconosca la gravità potenziale degli attacchi e il 76% consideri rischioso cliccare su un link senza verificarne il mittente, solo il 54% effettua effettivamente questo controllo prima di aprire i collegamenti.
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Password e workstation: Il 74% sa che riutilizzare la stessa password per account privati e di lavoro è pericoloso, ma appena la metà dei dipendenti (50%) blocca regolarmente il computer quando lascia la postazione.
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Fattore età: Sorprendentemente, le abitudini di base e la percezione del rischio crescono con l’età, evidenziando la necessità di mirare la formazione soprattutto sui lavoratori più giovani (fascia 15-24 anni).
Aziende e formazione: cosa serve per proteggersi?
Sebbene circa sei dipendenti su dieci (60%) abbiano ricevuto una formazione sulla cybersicurezza nell’ultimo anno, la partecipazione cala drasticamente nelle piccole organizzazioni.
La buona notizia è che l’85% dei lavoratori desidera migliorare le proprie competenze di sicurezza informatica; tuttavia, il 26% indica la mancanza di tempo come principale ostacolo.
Dall’altro lato, solo circa la metà delle organizzazioni dispone di misure di cybersicurezza chiave pienamente operative.
Il quadro normativo europeo
Questi risultati si inseriscono nel più ampio quadro normativo dell’UE volto a blindare la sicurezza digitale nei settori critici e nei servizi connessi:
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Direttiva NIS2: Introduce obblighi di cybersicurezza vincolanti per i settori critici e importanti.
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Cyber Resilience Act ed EU Cybersecurity Act: Estendono i requisiti di sicurezza ai prodotti connessi e al software, puntando a prodotti “cyber-secure by design”.
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AI Act e EU Cybersecurity Skills Academy: Regolano la trasparenza e la sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale, coordinando al contempo la risposta europea alla carenza di competenze digitali.




















