Il nuovo Report preliminare del Panel Scientifico Indipendente delle Nazioni Unite sull’intelligenza artificiale può servire davvero a gestire il nostro delicato rapporto con i sistemi e modelli di intelligenza artificiale generativa e/o agentica?
Non ho potuto non chiedermelo.
Il 1° luglio 2026 è stato, infatti, reso pubblico il Preliminary Report del Independent International Scientific Panel on AI, organismo istituito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione del 2025 (Risoluzione A/RES/79/325 dell’Assemblea Generale) e composto da scienziati indipendenti provenienti da varie parti del mondo.
Si tratta di una valutazione scientifica indipendente di primo livello sulle capacità attuali e prospettiche dell’IA, sulle opportunità, sui rischi e sugli impatti multidimensionali (scientifici, economici, di sicurezza, sui diritti umani, sulla cultura, sulla democrazia e sulla governance).
Il messaggio centrale è chiaro e preoccupato: le attuali salvaguardie non riescono a tenere il passo con la rapidità di evoluzione delle capacità dei sistemi di IA.
Verso il Global Dialogue on AI Governance di Ginevra
Il Report servirà come base scientifica per il primo Global Dialogue on AI Governance che si terrà a Ginevra il 6-7 luglio 2026.
Abbiamo a che fare, quindi, con un lavoro preliminare e finalizzato a informare la politica globale in vista di un successivo rapporto completo, la cui pubblicazione è prevista per il 2027.
Lo studio è senz’altro autorevole e trasparente. E fornisce l’ennesima istantanea utile a fornire un richiamo collettivo alle sfide epocali che abbiamo di fronte.
Tuttavia, mi permetto di fare una riflessione rivolta soprattutto a chi opera nel diritto e nella governance della tecnologia.
Ormai da anni assistiamo a una sequenza quasi rituale di report, studi e moniti internazionali che sottolineano l’imprevedibilità di questi modelli, la sostanziale ingestibilità regolatoria di questi sistemi, i rischi di usi illeciti, le minacce alla democrazia, i pericoli di concentrazione di potere in pochi player (principalmente statunitensi e cinesi) e la possibile deriva verso un’oligarchia tecnologica capace di modellare narrazioni, valori e differenze culturali.
Avvertenze sacrosante, ma che rischiano di diventare stucchevoli nella loro ripetitività.
Continuare a rincorrere l’IA con nuova stratificazione normativa appare sempre più illusorio.
Il rischio dell’allarmismo rituale nella governance tecnologica
La velocità, l’opacità e la natura emergente di questi sistemi rendono la regolazione tradizionale uno strumento inadeguato, spesso destinato a cristallizzarsi su tecnologie già superate o a creare barriere asimmetriche che finiscono per favorire proprio lo status quo.
Le sfide che ci attendono sono senz’altro fondamentali, e quella culturale resta la più decisiva.
Oltre i documenti: 3 azioni concrete per il futuro dell’IA
Ma invece di produrre l’ennesimo documento che conferisce lustro accademico a preoccupazioni legittime, sarebbe ora di spostare l’attenzione verso azioni concrete:
– Investire massicciamente in alternative tecnologiche decentralizzate, open-source e verificabili;
– Promuovere una profonda interpretazione antropologica dell’IA, che parta dall’essere umano come soggetto e limite ultimo;
– Rafforzare la resilienza culturale, educativa e cognitiva delle società, perché l’anello debole di questa evoluzione resta (come sempre) l’uomo.
La tecnica avanza. La domanda non è se riusciremo a “regolarla” in tempo, ma se sapremo governare noi stessi mentre essa evolve.
Servirebbe, a mio modesto avviso, meno allarmismo ripetitivo e più visione strategica, responsabilità individuale e innovazione che preservi pluralismo e libertà.
Il futuro dell’IA non si deciderà solo nei salotti buoni di consessi internazionali, ma nella profondità della nostra capacità di interpretare e orientare il progresso a misura d’uomo, recuperando e rileggendo in chiave interdisciplinare i principi fondamentali dell’etica e del diritto.
L’essere umano oggi dovrebbe, infatti, imparare a rileggersi guardandosi allo specchio senza i filtri dell’IA.






















